Viaggiare, conoscere, scoprire.
Il viaggio nel cassetto, ognuno di noi ne ha almeno uno, i motivi sono tutti diversi e spesso del tutto personali, se l’essere umano è quello che è, nel bene e nel male, dipende anche dal suo innato desiderio di scoprire e viaggiare per farlo.
Viaggiare è un modo molto efficace per capire chi siamo, per relazionarci agli altri, ai “diversi” che, una volta conosciuti, non sono più così poi tanto diversi, collocati nei loro luoghi di origine, all’interno della loro cultura ci appaiono finalmente per quello che sono: esseri umani come noi che a loro volta vogliono conoscere scoprire e viaggiare.
Al giorno d’oggi il viaggio ha perso un po’ di quella straordinarietà che aveva in passato, in pochi giorni si può fare il giro del mondo, se ci accodiamo ad un qualche tour organizzato possiamo in tutta sicurezza vedere cose che non avremmo mai immaginato. Questo però non è il mio viaggio, il mio viaggio nasce dalla voglia di scoprire nuovi posti, scoprirli da solo prima sulla carta e poi sul territorio, possibilmente immergermi nella vita degli abitanti “normali” ed essere il meno possibile un turista per diventare un visitatore che vuol capire ed imparare.
In questo sito raccolgo alcune delle mie esperienze ed anche un po’ di appunti per quei viaggi che sono in progetto e che, forse, un giorno farò oppure che non potrò mai fare.
Che cosa fare in Egitto
Ecco alcune attività che si possono svolgere durante una vacanza in Egitto.
C’è tanto da fare per un viaggiatore in Egitto. Oltre a visitare e vedere gli antichi templi e manufatti dell’antico Egitto, c’è anche tanto da vedere all’interno di ogni città. In realtà, ogni città in Egitto, ha il suo fascino e le sue attrattive da visitare, ciascuna con la propria storia, la propria cultura e le attività delle persone che spesso sono di natura alquanto diversa dalle persone di diverse parti dell’Egitto.
Il Cairo, ad esempio, ha così tante cose da fare e da vedere. Oltre alla storia egiziana antica, c’è la storia dei romani, dei greci, dell’ impero bizantino, dell’impero islamico, degli ottomani e, infine, della storia moderna egiziana, oltre a testimonianze della storia ebraica e cristiana
Per ottenere esaurienti informazioni sulla storia ebraica e sulla storia cristiana ed egiziana, conviene andare in un ufficio del turismo e farsi dare i nomi delle Chiese locali e sinagoghe ebraiche e la loro ubicazione. Ci sono almeno due sinagoghe ebraiche risalenti a molti anni fa, quando l’Egitto aveva una popolazione di poche centinaia di migliaia di ebrei nel paese, che alla fine emigrarono durante la formazione di Israele.
Esistono moltissime vecchie chiese e moltissime zone interessanti da vedere in diverse zone del Cairo, tra cui nel centro della città, Heliopolis, Korba, Shubra, Abbasiya, Zamalek, e Maadi. Alcune di queste chiese sono state erette da diverse centinaia di anni e la loro architettura assomiglia a quella delle Chiese nei paesi occidentali, spesso sono state costruite da europei che hanno influenzato gran parte dell’architettura della città nel 19 ° secolo come una replica di edifici moderni d’Europa in quel momento.
Modern Cairo
Se volete vedere il Cairo moderno, provate a camminare per le strade di Zamalek, Maadi, Mohandiseen o Heliopolis dove potrete vedere alcuni dei più moderni edifici ed arrivare a sperimentare lo stile di vita in Egitto.
La Cairo Tower è l’edificio più alto in Egitto, e ci si può salire per gustare una bella cena con una visuale completa del Cairo dall’alto. Ci sono telescopi che permettono di vedere ingrandite le sezioni della città in modo più dettagliato e permettono al viaggiatore di osservare e farsi un’idea di gran parte della città in un breve lasso di tempo.
Coffeeshop e ristoranti
Per socializzare, provate a star seduti in uno dei bar ristoranti locali dove si possono incontrare ed interagire con egiziani. Esistono numerosi coffeeshops / caffè e ristoranti in tutto il Cairo per tutti i gusti e per tutte le tasche.
Alcune catene di locali includono la torrefazione del caffè, il Cilantro, il Grand Cafe, il Costa Coffee e molti altri ancora. In genere ogni zona del Cairo ha i propri caratteristici caffè e ristoranti.
Sport e circoli ricreativi
Se il caldo è troppo, si può andare in uno dei club sportivi di grande prestigio come il Gezira Club situato a Zamalek, o il Club Seid (altrimenti conosciuto come il Club di Tiro) che si trova in Mohandiseen, dove si può fare un tuffo in piscina o comunque godere seduti dell’ombra ed del comfort di una vegetazione lussureggiante in mezzo a bellissimi giardini.
L’Ingresso per stranieri si può ottenere comprando un biglietto di sola giornata per 20-30 lire egiziane che permette di usufruire di tutti i servizi del club tra cui praticare qualche sport sport. Ci sono, ovviamente, spogliatoi e ristoranti all’interno del club dove si può gustare un pasto o un drink dopo le attività.
Vita Notturna
Se vi piace la vita notturna, c’è una bella scelta di locali notturni e discoteche dove si può bere e ballare al suono di alcune delle melodie più moderne occidentali oppure ascoltare la musica araba. La musica varia da Dance e Trance di Hip Hop, Rap, Techno, così come rock e pop. Questi club si trovano solitamente all’interno di alberghi a cinque stelle o in quartieri come Mohandiseen e Zamalek.
Alcuni esempi: Il Cairo Jazz Club (mohandiseen) Viola (su una barca in Zamalek) Hard Rock Cafe (all’interno del Four Seaons Hotel a Garden City) L’Obergine (pub e bar a Zamalek)
Avventure nel deserto
Per provare altre avventure, provate ad andare al Distretto Haram del Cairo, e cercare il maneggio. Lì, si può noleggiare un cavallo per pochi soldi, o addirittura guidare un cammello fuori nel deserto a lato delle piramidi e della Sfinge. Il momento migliore per farlo è di notte, quando è possibile vedere tutte le stelle che brillano assieme nel cielo e catturare la magia del luogo. Sarete accompagnati da una guida locale a cavallo, è possibile anche andare in gruppo con altri turisti o gruppi di amici che amano cavalcare nel deserto e le piramidi come te.
In barca sul nilo
Potete provare una gita in barca su una Feluca (piccola barca che può trasportare fino a 20 individui) nel Nilo del Cairo. Potete godere la bellezza del Nilo in uno scenario unico, dove si può vedere la città ed i suoi edifici e strade da una prospettiva totalmente diversa.
Secondo la stagione, si può fare di giorno o di notte, ma sarà necessario andare al distretto di Giza e camminare lungo la zona di Corniche del Nilo per chiedere dove poter affittare una barca.
Il clima in Egitto
L’Egitto è in gran parte un deserto, un prolungamento del Sahara. Salvo per la sottile striscia di terra irrigata lungo il fiume Nilo, veramente molto poco poteva sopravvivere in questa terra.
Generalmente, le estati sono calde e secche e gli inverni, moderati. Novembre a marzo sono sicuramente i mesi migliori per i viaggi in Egitto. Non ci sono quasi precipitazioni nella valle del Nilo, così il soggiorno potrà essere molto più piacevole.
Il clima, tuttavia, varia un a seconda di dove ci si trova nel paese. Sulla costa nord lungo il Mar Mediterraneo, una sottile striscia di terra che si estende dal mare sino a 50 km a sud riceve alcune delle precipitazioni più elevate del paese durante i mesi invernali. Temporali con rovesci di pioggia copiosa che durano diverse ore non sono rari, come per esempio ad Alessandria, Marsa Matruh e tutte le altre aree costiere; quasto vale anche per la zona del delta del Nilo.
Breve storia dell’Egitto
La regolarità e la ricchezza delle annuali inondazioni del fiume Nilo, assieme al semi-isolamento dovuto ai deserti che si trovano a est e ad ovest, ha permesso lo sviluppo di una delle più grandi civiltà del mondo antico.
Un regno unificato naccque intorno al 3200 AC, ed una serie di dinastie ha governato in Egitto per seguenti tre millenni. L’ultima dinastia nativa cadde sotto al Persiani nel 341 AC, che a loro volta sono furono sostituiti da Greci, Romani e Bizantini.
Furono gli arabi ad introdurre l’Islam e la lingua araba nel 7 ° secolo e che hanno goverato nei successivi sei secoli. Una casta militare locale, i Mamelucchi, prese il controllo attorno 1250 e continuò a governare dopo la conquista dell’Egitto da parte dei turchi ottomani nel 1517.
A seguito del completamento del Canale di Suez nel 1869, l’Egitto è diventato un importante centro di trasporto mondiale, ma si è anche pesantemente indebitato. Apparentemente per proteggere i propri investimenti, la Gran Bretagna prese il controllo del governo egiziano nel 1882, ma la fedeltà nominale all’Impero Ottomano continuò fino al 1914.
Parzialmente indipendente dal Regno Unito nel 1922, l’Egitto ha acquisito la piena sovranità negli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Il completamento della diga di Assuan nel 1971 e la risultante lago Nasser hanno modificato per sempre un luogo consacrato dal tempo, sul fiume Nilo l’agricoltura e l’ecologia dell’Egitto.
Una popolazione in rapida crescita (la più elevata nel mondo arabo), i terreni coltivabili limitati, e la dipendenza dal Nilo continuano a gravare l’economia e la società. Il governo ha faticato molto a rendere l’economia pronta per il nuovo millennio attraverso la riforma economica ed investimenti massicci nel settore delle comunicazioni e delle infrastrutture.
Santorini informazioni generali
Un nome alternativo per Santorini è Thira. Santorini è anche il nome del gruppo di isole circostanti Thira che un tempo costituivano un unica isola, prima di un grande sconvolgimento vulcanico avvenuto attorno al 1500 AC.
La piccola isola offre al visitatore una ricca varietà di paesaggi e villaggi. Consigliamo una visita delle ville costruite con architettura tradizionale nel piccolo villaggio di Mesa Gonia comprendente anche un miscuglio di rovine del terremoto del 1956 e poi ristrutturato, da vedere anche una cantina ai piedi del villaggio.
Pyrgos è un altro villaggio che merita di essere visto, si trova nell’ entroterra con grandi ed antiche case, i resti di un castello veneziano e molte chiese bizantine.
L’isola non ha una fonte naturale di acqua dolce. Prima degli anni 1990, era necessario rifornire l’isola di acqua attraverso navi cisterna provenienti da Creta. Tuttavia, la maggior parte degli alberghi e delle case hanno ora accesso ad acqua corrente non potabile per il lavaggio e la pulizia che viene fornita da un impianto di desalinizzazione locale. Quindi è importante ricordare che bisogna sempre bere acqua imbottigliata, durante la visita di Santorini.
L’incubo della valigia smarrita.
Questo è l’incubo più frequente di chi viaggia in aereo, ritrovarrsi dall’altra parte del mondo con solo quello che si ha addosso (il più delle volte da un paio di giorni) senza sapere che fine ha fatto il nostro fornitissimo bagaglio.
Perchè succede? Semplice, dal momento in cui lasciate la valigia al check in questa inizia una sua personale odissea nei meandri dei nastri trasposrtatori ed in quel labirinto fa un viaggio parallelo al vostro, per finire poi sul nastro dell’aereoporto di destinazione dove voi la recupererete all’arrivo.
Il più delle volte va tutto bene, specialmente quando si tratta di voli diretti ed in orario, le cose si complicano e non poco quando ci sono scali "tirati" e ritardi o, peggio, mancate coincidenze. In quest’ultimo caso sono guai, la valigia non la vedrete nel famoso "nastro" all’arrivo e inizierà la trafila per recuperarla.
Come mi preparo le valigie ?
Ecco, questa è la domanda topica che ognuni si fa, esperto viaggiatore o turista alle prime armi. Se si parte con la propria auto il lmite è semplice da trovare: la capienza dei vari bagagliai, più di tanto non si può certo stipare, a meno che non si possieda un autobus di linea al posto dell’automobile.
Il guaio grosso nasce quando invece il viaggio comprende una tratta in aereo, ci sono dei limiti in peso ed in volume, limiti che se superati comportano un notevole sovrapprezzo, ecco quindi che diventa fondamentale ottimizzare il proprio bagaglio.
Ormai tutte le compagnie consento un singolo bagaglio a mano di un bene determinato peso e volume ed un singolo bagaglio da imbarcare, anch’esso limitato rigidamente in peso ed in volume. Sono finiti i tempi in cui kilo più kilo meno si poteva imbarcare di tutto, negli anni ho visto far passare come bagaglio a mano delle valigie che parevano dei TIR, oggigiorno non è più così, a causa dei costi, a causa degli spazi sempre minori a bordo il controllo è molto più rigido.
I matatu in Kenya
In Kenya, come del resto in molti altri paesi africani, i "Matatu" sono la forma più comune di trasporto pubblico a Nairobi. Matatu, che significa letteralmente ""trenta centesimi per un giro"; (oggi molto di più) sono minibus di proprietà privata e di solito stipati all’inverosimile di persone, si tratta della forma più popolare di trasporto locale.
I matatu operano all’interno di Nairobi e da Nairobi verso altre città. La destinazione del matatu è scritta sul lato del bus, ed ogni matatu fa servizio su una rotta specifica.
Ogni Matatu è distinguibile dai colori stravaganti, infatti ogni proprietario dipingeva il proprio mezzo con decorazioni multicolore, ispirandosi alla loro squadra di calcio prefderita oppure ai loro idoli hip hop.
Più recentemente, alcuni hanno addirittura dipinto volto di Barack Obama sul loro veicolo.
I matatu sono tristemente famosi per i loro problemi di sicurezza, risultato di sovraffollamento e di guida spericolata da parte degli autisti che sono spinti a fare il numero maggiore possibile di viaggi per poter far guadagnare il più possibile al proprietario del mezzo.
Lo slum di kibera
Come abbiamo detto in altro articolo, Nairobi è molto bella, interessante, ma anche piena di contrasti, a far da contraltare ai grattacielli del centro, ed alla maestosità della natura che si esprime nel Nairobi National Park ci sono anche delle vere e proprie città dio cartone, bidonville dove vivono la loro quotidianità centinaia di migliaia di individui che sono arrivati nella capitale per i più svariati motivi e che cercano ogni giorno di sopravvievere come meglio possono.
Lo slum di Kibera a Nairobi, è l’emblema di questi luoghi, con una popolazione stimata di 0,5 milioni di persone, è il più grande slum di Nairobi ed il secondo in Africa – secondo solo a Khayelitsha, in Sud Africa come dimensioni e popolazione.
Nairobi National Park
Il parco nazionale di Nairobi è stato il primo parco del Kenya ed è stato fondato nel 1946, si trova a soli 7 km dal centro, verso sud, possiede solamente una recinzione che lo separa dal parco cittadino, i grattaceli di Nairobi possono essere visti molto facilamente sullo sfodo della savana, proprio per questo abbiamo a disposizione due ben distinte vedute, quella immensa con la natura che la fa da padrona, con gli animali nel loro ambiente naturale e poi lo stridente contrasto con la modernità delle costruzion i cittadine.
La prossimità così stretta fra il parco e glioa mbienti naturali ha causato nel tempo notevoli conflitti tra animali ed abitanti, considerando poi che il parco si trova proprio sulle rotte di migrazione della fauna.
Nairobi
Nairobi è la capiltale del Kenya, oltre ad essere anche la sua più grande città. Nairobi ed i suoi dintorni formano la provincia omonima..
Il nome Nairobi deriva da una frase Masai: "Enkare Nyirobi" che significa Il luogo delle acque fredde; l’appellativo moderno della città è comunque "Città verde nel sole" . Nairobi è circondata da moltissimi quartieri in continua espansione, la povertà delle campagne e le ricorrenti carestie attirano sempre più disperati in cerca di qualcosa per sopravvivere dando vita a delle bidonville immense..
Nairobi fu Fondata nel 1899 come semplice deposito ferroviario lungo la ferrovia che collega Mombasa all’ Uganda, la città crebbe con grande rapidità sino a diventare la capitale del British East Africa nel 1907 e, infine, la capitale della libera repubblica del Kenya nel 1963.
Durante il periodo coloniale del Kenya, la città divenne un centro di racolta per il caffè ed il tè prodotti dalla colonia. La città si trova sul fiume Nairobi, nel sud della nazione, ad un’altitudine di 1.795 m sopra il livello del mare, questo, in aggiunta al fatto che si trova praticamente sulla linea dell’equatore, le conferisce un clima molto piacevole in ogni periodo dell’anno.
Nairobi è diventata oggi una delle città africane più importanti , politicamente e finanziariamente. Sede ideale per molte aziende e organizzazioni, tra cui diversi uffici dell’ONU.
Nairobi è oramai una città affermata come porta d’ingresso per il business e la cultura nell’africa centrale. Il Nairobi Stock Exchange (NSE) è uno dei più grandi in Africa, al quarto posto in termini di volume di scambio ed in grado di effettuare decine di milioni di movimenti al giorno, quindi si può parlare tranquillamente di Nairobi come una delle più importanti se non la più importante piazza affari del centro Africa..
Questo dal punto di vista economico finanziario e logistico, al turista la città offre comunque diverse attrattive che potrete trovare definite più dettagliatamente in questa stessa sezione del sito.
Molto spesso Nairobi è solo una tappa nei viaggi in Kenya, il turista normalmente si limita ad un pernottamento se non una sporadica visita di qualche ora. Io ho avuto la fortuna di rimanerci un po’ più a lungo e devo dire che il tempo dedicato a visitarla (in tutti i suoi aspetti) è tempo decisamente ben speso.
Viaggiare apre la mente.
Si, viaggiare, vedere luoghi, persone, modi di vivere diversi da quelli abituali aiuta a comprendere il mondo, a comprendere i punti di vista diversi dal nostro, viaggiare è ciò che ci aiuta a dare il giusto peso alle cose, ci avvicina agli “altri” ci fa diventare migliori.
Che si tratti di un piccolo viaggio in Italia oppure di un tour lungo ed articolato o, meglio ancora di un viaggio senza meta, al nostro ritorno saremo sempre un po’ migliori.
Sono convinto che sia benefico non soltanto farli i viaggi ma anche immaginarli. Ecco il motivo di “viaggi nel cassetto” dare a me stesso l’opportunità di imparare qualcosa seduto alla mia scrivania, la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo, diverso e sconosciuto e dare a chi legge qualche informazione su dove sono stato e su dove vorrei andare, cosa fare, cosa vedere come andarci.
Senza la presunzione di voler fare la “guida di viaggio” per quelle ci sono i professionisti, i tour operator le guide llonely planet ed il National Geographic. Io desidero solo far passare al lettore qualche momento lieto, e, magari essere d’aiuto dove e come posso.
Glasgow
A Soltanto mezz’ora di treno da Edimburgo, che della Scozia è la capitale amministrativa, si trova Glasgow, città più grande per abitanti e indiscussa capitale morale del calcio e del rock. Queste, evidentemente, sono solo mie illazioni, poiché da queste parti la ben poco amena metropoli scozzese che sorge sulle rive del fiume Clyde, coi suoi 800 mila abitanti circa, viene propagandata come quella dello shopping.
Non c’è alcuna guida turistica che non rimarchi come, a Glasgow, si possano vedere i più bei negozi di tendenza di tutta la Gran Bretagna, Londra esclusa. Solamente che, se siete italiani, di vedere un punto vendita Armani o Dolce & Gabbana, nella Merchant Area di Glasgow, è facile che vi interessi ben poco. Magari è meglio fare un salto alla Gallery of Modern Art o alle diverse opere dell’architetto Charles Maclntosh che sorgono in giro per la città .
Per la cronaca Maclntosh sta a Glasgow come Gaudi sta a Barcellona. Ambedue hanno reso proprie le città nelle quali hanno vissuto, cambiandone per sempre i connotati (che detto così pare una cosa brutta ma non lo è). Solamente che Glasgow non è Barcellona, malauguratamente, e allora, dopo aver proiettato lo sguardo su Buchanan street e Sauchiehall street, le vie del movimento, e visitato la cattedrale, alquanto defilata dal resto della città , mi sono aggirato per il periferico quartiere universitario.
Poi ho visitato il villaggio di Hillhead, nel West End, e, dopo essere andato in pellegrinaggio presso il Clyde Scottish Exibition and Conference Centre (detto l’armadillo, vedere per comprendere…), ennesima opera di quel genio di Norman Foster, eretta sulla riva del fiume che taglia la parte sud di Glasgow, non mi è rimasto nient’altro da fare che chiudermi al Garage, al 490 di Sauchiehall ,teerts locale in cui tutte le sere va di scena qualche concerto di band locali. Perchè, se Edimburgo è la città delle parole, non esistono dubbi, Glasgow è quella della musica.
Edimburgo
Sia che si tratti delle strade piene di curve e un po’ spaventose sotto l’ombra del maniero, di quelle più o meno malfamate della zona del porto, mattoni a vista e lattine di birra per terra, oppure di quelle dal gusto mitteleuropeo della città nuova, larghe e imponenti, non c’è angolo di Edimburgo che non dichiari come questa sia una città rivolta alla produzione letteraria. Non prendendo in cosiderazione il fatto che è impossibile non accorgersi della presenza degli scrittori che da queste parti hanno vissuto o vivono, a Edimburgo è proprio l’atmosfera che si respira a essere letteraria, come se si procedesse tra le righe di una narrazione.
Accade a Roma con la storia, a Firenze con l’arte, a Londra con la musica. Non è dunque un caso che l’Unesco l’abbia scelta come Capitale europea della Letteratura. Sul confine tra la città vecchia e la nuova, lungo l’arteria di Princess street, troviamo il Sir Walter Scott of Scotland Monument, che con 281 scalini e l’imponente effigie si candida ad essere il più colossale tributo che uno stato abbia mai costruito per un autore. Dalle nostre parti famoso per il romanzo, Scott considerato dagli scozzesi un vero padre della nazione, capace con la scritti di restituire al paese una propria identità , alla faccia del nemo propheta in patria.
sardegna delle meraviglie
La Sardegna è veramente l’isola delle sorprese. E la prima rivelazione è quella di un retroterra di inaspettata bellezza, che non disillude colui che ha già scoperto le splendide coste. "Meraviglioso spazio attorno e spazio da viaggiare, niente di esaurito, nulla di conclusivo è come la libertà stessa". Sono le parole scelte dallo scrittore britannico D.H. Lawrence per narrare la suo sosta sull’isola nei primi giorni del Novecento, parole che tornano alla mente attraversando i territori delle Marmille, Sarcidano, Arci- Grighine e le due Giare. Un’area estesa su oltre 900 km quadrati nella Sardegna sud occidentale divisa tra le provincie di Oristano e Cagliari, tutta da rivelare per la straordinaria abbondanza del patrimonio ambientale e culturale. I sinuosi colli appaiono improvvisamente in mezzo a frutteti, oliveti e appezzamenti coltivati, alternandosi ad impervi torrioni rocciosi, canyon spettacolari e vallate coperte di boscaglie che marcano l’inizio delle austere terre del Sarcidano, a seguire i boschi, le cascate, i paesaggi mozzafiato e le infinite solitudini che portano sino al litorale, dentro l’ ampia superficie protetta del Monte Arci e ancora la bellezza delle giare, gli altopiani basaltici laddove in mezzo a alle sughere piegate dal maestrale risaltano in primavera le bianche fioriture dei ranuncoli, rendendo ancor più pittoresche i bradi galoppi dei cavallini.
Sono posti dai panorami mutevoli, dove si nascondono testimonianze che parlano della presenza dell’uomo in queste terre sin dal inizio della Storia. Resti di antica testimonianza sono dappertutto, a Morgongiori, ad Asuni, a Nureci, a Senis, a Pompu, mentre le sepolture ipogeiche a domus de janas si possono vedere a Genna Salixi, Serra Longa e Bigia ‘e Monti a Gonnostramatza. Tantissime sono le vestigia nuragiche, emblema della storia antichissima dell’isola, assieme ai suoi paeselli, templi ipogeici e tombe dei giganti. Ma non termina qui lo straordinario patrimonio di queste terre, alle falde del Monte Arci si schiudono le cave da cui si estraeva l’ossidiana, il preziosissimo elemento vulcanico impiegato ancor prima dell’età dei metalli per la produzione di lame. Una spedizione dentro alle Marmille, Sarcidano,Arci,Grighine si può ideare in tutte le stagioni, ospiti di edifici storici in mattoni di terra cruda trasformati in hotel a 4 stelle, centri termali, bed & breakfast, agriturismi. Impossibile annoiarsi in queste zone, prima di tutto grazie all’impegno di 4 consorzi (Due Giare, Parco Naturale del Monte Arci, Sa Perda ‘e Iddocca, Sa Corona che dando vita a percorsi a tema, eventi, mostre e sagre animano la vita ed il calendario dei 44 comuni dell area. Ad Asuni, si va per il Festival del Cinema a luglio e per il Festival Parole e Visioni di fine settembre, a Baradili si fa festa tra i selciati incorniciati da vecchie case in sasso nella circostanza delle Olimpiadi del Gioco Tradizionale della Sardegna, al Concorso I Sapori di Ieri 44 comuni festeggiano la gastronomia locale offrendo degustazioni di pasta, pane, olio, formaggi, miele, zafferano e dolci alle mandorle. E poi per chi ha ancora fame di cultura, esistono i musei archeologici, ambientali ed etnografici. Fra tutti, sono da non perdere le sale del Museo del territorio di Villanovaforru che espone diorami di ambienti naturali e allestisce mostre temporanee. Ma sono di enorme attrattiva anche i musei dedicati all’arte tessile ed al tappeto a Mogoro e Morgongiori, il Museo Casa Steri a Siddi sulle tradizioni agroalimentari, quello della civiltà contadina a Gonnosnà e quello del balocco antico di Ales, che simboleggiano uno dei tanti buoni motivi per un esplorazione nella Sardegna più inconsueta splendida, selvaggia eppure modellata attraverso tocco impalpabile e cortese dalla mano dell’uomo, in un dipinto vivente dove natura, cultura e tradizioni si compongono ad arte per concedere emozioni difficili da scordare.
micronesia
La Polinesia Francese possiede i mari colmi di pesce e le foreste ricche di palme da cocco, alberi del pane, mango, papaia. Ma alle sue antiche risorse preferisce la carne, che chiaramente arriva da molto lontano, e costosi alimenti inscatolati. Patisce di obesità e di diabete e di un desiderio di autonomia dalla Francia che, per molto tempo ancora, non potrà soddisfare. Il CEP (Centre d’experimentation du Pacifiquel ha interrotto i suoi esperimenti nucleari nel 1996, eppure la Francia continua a voler tenere a bada i suoi sensi di colpa, assicurando alle isole denaro e sostegno.
Su isole lunghe soltanto un pugno di km girano fuoristrada di grossa cilindrata, inutili e costosi. E tutto ciò che proviene dalla cultura occidentale pare essere accettato, come due secoli fa venivano accolti i diversi James Cook o Samuel Wallis provenienti dall’Europa: come una manifestazione del volere degli dei, la cui generosità non poteva essere messa in discussione.
Eppure, sui due giornali locali le prime pagine vengono integralmente rivolte agli annunci commerciali, alle offerte di matrimonio e alle fotografie, scattate all’aeroporto di Papeete, di chi arriva e di chi parte. A seguire sono pubblicate informazioni sulle attività delle differenti comunità religiose, dato che i polinesiani non hanno perduto la loro spiritualità : hanno solamente modificato le divinità a cui appellarsi.
maldive
Le Maldive sarebbero allora un dono del cielo. Si narra che, in una giornata di grande generosità , un dio munifico avrebbe sgranato un rosario di pietre preziose nell’Oceano Indiano, vicino a Sri Lanka.
Tentati di credere a questo racconto, ci domandiamo se un simile benefattore volesse fare un favore a se stesso, ovvero concedere un assaggio di paradiso a noi comuni mortali. Fatto sta che sbarcando a Hululè, minuscolo aeroporto nelle vicinanze di Male, la capitale dell’arcipelago, una languida ninfa maldiviana su una riva bianca è sin d’ora la promessa di uno spaesamento assoluto.
Non è che un’immagine pubblicitaria, eppure è sufficente salire su un idrovolante rosso che pare uscito da un fumetto, e ci troviamo già a bagno. Dall’oblò del taxi locale che "salta" di isola in isola, lo sguardo rimane rapito dalla limpidezza dell’acqua dai riflessi turchesi.
Lo spettacolo è incantevole. L’ arcipelago è un magnifico acquarello: blu, smeraldo, giada, declinati all’infinito. C’è un banco di sabbia sulla barriera corallina, ed è¨ come se fosse nato dal niente. Il vento, le onde, le correnti e le maree hanno fatto il resto, rifinendo perfettamente la ghirlanda di isole ovali, circolari o a falce di luna, distribuite su 800 km da settentrione a meridione. Sono 1192 per l’esattezza, raggruppate in 26 atolli, alte non più di un metro al di sopra del livello del mare.
corsica sci
Corsica – sulla pista Napolèon
Come proposta estiva non è certo una novità , come destinazione per gli amanti della montagna può provocare un certo sbalordimento. Eppure la Corsica è gradevole anche per chi scia. La prima stazione invernale è¨ stata costruita nel 1964 e al giorno d’oggi l’isola offre tre zone per lo sci alpino (Ghisoni, Vergio, Val d’Eze) e tre per quello di fondo (Quenza, Aitone e Zicavo) Le nevicate sono copiose, particolarmente nel mese di febbraio e nel mese di marzo. Tanta neve consente di togliersi molto più di un semplice capriccio. Certe discese sono persino omologate per le gare dalla Federazione di Sci Francese, come la pista Napolèon, a Vergio. Gli skipass costano circa € 15 al giorno. Gli appassionati dello sci alpinismo hanno a disposizione 100 chilometri di creste, con più o meno 40 vette da scoprire. Poi c’è la famosa Haute Route (conosciuta anche come Grande Randonnè 20), un tracciato escursionistico di alta quota che percorre l’isola in trasversale, da Calenzana a Conca.
crans montana
Crans Montana la neve in musica
Ȉ una proposta che non scontenta nessuno, nè gli appassionati delle attività sportive, nè chi vuole svagarsi sino alle ore piccole, e nemmeno chi è in cerca di riposo in famiglia. Non è¨ un episodio che proprio Crans Montana, nel Cantone svizzero del Vallese, accolga uno degli eventi musicali più trendy d’Europa: il Caprices Festival. Che, durante passata edizione, ha visto salire sulla ribalta gruppi d’eccezione, come i Deep Purple. Per la nuova rassegna, sono in arrivo Robert Plant e Lou Reed. La musica è¨ una costante pure nelle spaziose piste da sci, con concerti in alta quota, intanto che si ammirano montagne maestose come il Monte Bianco ed il Cervino. Esistono Snowpark ed attrezzature per il freestyle sono accessibiIi a tutti, è sufficente avere la giusta dose di sicurezza e follia: diversamente è¨ uno spettacolo osservare. Pure il doposci offre numerose valide opzioni: da un’ottima cenetta in uno dei tantissimi ristoranti della fornita tradizione vallese a qualche puntata al casinò ad una serata di musica in un locale di moda. C’è unicamente da scegliere.
cavalcate sulla neve
Cavalcate nella distesa immacolata
Una giornata di equitazione sulla neve, al di sotto della torreggiante vetta del Grivola e sopra la valle dove si snoda, sinuosa, la Dora Baltea. Ȉ la proposta, , del Gruppo Attacchi Valle d’Aosta con guida, pranzo e cavallo, se non si porta il proprio animale che, su domanda, programma pure escursioni di più giorni. Si parte dall’area sportiva di Saint-Nicolas, a 1269 metri di altitudine, per giungere sino ai 1780 metri della terrazza panoramica di Vetan, percorrendo vie carrarecce, innevate, fra le boscaglie ed incontrando piccoli paesi rurali. Sono richieste sufficienti capacità equestri. Un’altra opportunità per andare a cavallo nella neve è in Val d’Ultimo, nelle vicinanze di Merano, in Alto Adige. Il titolare dell’hotel Theistadl è¨ un maestro di equitazione ed ha diversi cavalli. Pare pressoché un angolo d’America, grandi spazi e monta western. In queste zone la vita è¨ alquanto rilassante: ci si può fermare nel bel mezzo di una cavalcata, accendere un falò, sorseggiare assieme una coppa di vin brulè e poi partire di nuovo alla volta dell’ albergo per una sauna.
chamois
chamois
Esiste un solo paesino di montagna, in Italia, dove si può soggiornare e sciare senza mai vedere un’automobile. È Chamois, a 1800 metri di altitudine, in Valle d’Aosta. Per raggiungerlo bisogna prendere la teleferica a Buisson, sulla strada per Cervinia, in attività dal mattino presto sino a sera inoltrata ed, in caso d’emergenza, anche di notte. Chamois è¨ una piccola oasi di quiete sulla neve, costituita da baite, casolari e chalet, in posizione panoramica in una conca soleggiata e riparata dai venti. Evitando di penalizzare lo sci: due seggiovie e vari skilift conducono su belle piste, sino a 2500 metri di altitudine. Gli alberghi, pochissimi, e con ambiente familiare, sono nel borgo principale di Corgnolaz.
atlante
Atlante: prima dello sci il Sahara
Partire la mattina dai souk di Marrakech e arrivare, per cena, in un rifugio innevato: proprio così, in Marocco va a sciare. Sulla catena dell’Atlante, che oltrepassa i 4000 metri di quota. Quasi sempre si combina lo sci al safari del deserto: una delle escursioni sci alpinistiche più gettonate conduce da Marrakech alla vetta Toubkal (4167 metri). “I muli portano i bagagli sino alla neve, che solitamente comincia a 3000 metri. Gli ultimi 1000 metri di dislivello si dovranno percorrere con gli sci”, racconta la guida. E alla fine, una volta giunti, la discesa su una coltre bianca compatta, primaverile.
andorra e shopping
Andorra – Shopping di montagna
Ad Andorra lo sci è¨ preso così tanto seriamente che è¨ considerato sport nazionale e praticato obbligatoriamente dagli alunni, iniziando dalle elementari. Il piccolo Principato è difatti incastonato tra le cime dei Pirenei. Si può sciare tra i boschi a Pal, avventurarsi in fuoripista controllati a Soldeu El Tarter, scendere lungo ripidi pendii a Pas de la Casa/Grau Roig ovvero dedicarsi ad escursioni con gli sci ai piedi a Ordino-Arcalis. I cinque comprensori di Andorra sono attrezzati per proporre una qualità delle piste ineccepibile, con impianti di risalita moderni e veloci. Esistono talmente tante discese che non si forma mai la coda agli skilift. Una volta tolti gli sci, lo svago prosegue nei piccoli paesi di montagna o nell’ esuberante capitale, La Velia. Questo centro moderno è¨ un succedersi di scintillanti boutique, in cui si può comprare a prezzi competitivi e soprattutto senza Iva, perché© è¨ porto franco (come Livigno in Italia). Il luogo di incontro per chi predilige lo shopping è¨ Les Pyrenèes adva( MerixteI121), i grandi magazzini andorrani. Si comprano bene profumi, gioielli e attrezzatura elettronica. Andorra si può raggiungere con facilità in automobile o in aereo da Barcellona. Il viaggio: 6 giorni di skipass nell’area di Grandvalira, la più attrezzata, costano veramente poco. Gli hotel a tre stelle hanno prezzi da alla settimana altrettanto abbordabili.
Sardinia farm
Ma esistono sardi anche più vecchi. [ millenari nuragici che sul altopiano della Giara di Serri edificarono un abitato fortificato ed un santuario con tempio a pozzo dove celebravano riti e feste religiose. Alle pendici di questo isolato altopiano, a Gergei, vive Emilio, pastore di un ridotto gregge che per sopravvivere alla crisi economica (il latte al giorno d’oggi viene pagato meno che nel 1983, la lana si getta via) ha ideato Sardinia Farm, una fattoria on-line (www.sardiniafarm.com) per adottare a distanza una pecora. E i benefattori come contropartita ottengono forme di pecorino casalingo. Emilio è eccezionale. Con il suo viso incorniciato da una barba bianca che pare fatta con la lana snobbata delle sue pecore, è uno degli ultimi testimoni di una Sardegna pressoché perduta, che rimane in contatto con il mondo attraverso il web.
È il suo metodo di garantirsi un domani. Potenzialmente. Di certo c’è che in queste zone i profeti della «decrescita», i proclamatori della vita elementare, come lo studioso di economia francese Serge Latouche, ne avrebbero di cose da capire da questa concretezza che tesse l’arcaico con il moderno intrecciando i fili della memoria assieme a tecniche nuove. Come al Museo del rame e del tessuto di Isili in cui si scoprono oggetti di antica fattura con il sottofondo jazz di Enzo Favata. In aggiunta al ripristino delle antiche botteghe del rame, al museo incuriosisce la vicenda dei ramai, venditori girovaghi attraverso le vie dell’isola e custodi del segreto dell’Arbaresca, un codice linguistico dalle origini in buona parte oscure. Ai margini del borgo svetta la torre del nuraghe Is Paras: ha 3.500 anni e assieme a i suoi 12 metri è il più elevato tra i 7 mila monumenti nuragici in Sardegna (informazioni visite museo e nuraghe: Coop. Sa Frontissa, te!. 0782.80264).
Trenino in Sardegna
Sul trenino delle ferrovie secondarie in partenza dalla stazione del paese, si raggiunge la Barbagia, con visuale su panorami spettacolari di boscaglie e monti. Si costeggia il lago Flumendosa prendendo la via di Lanusei, o il laghetto di [s Barrocus nel caso che si sceglie di dirigersi in direzione di Sorgono, una cittadina alle falde del Gennargentu, collocato in posizione centrale rispetto ai laghi Omodeo e Gusana. Dopo la sua costruzione, negli Anni 20, l’Omodeo mantenne il record di lago artificiale più grande del mondo, in seguito d’Europa, e adesso d’Italia. Sul lago di Gusana, in direzione opposta, il panorama diventa quasi alpino, lungo le rive e le vallate intorno al lago si snodano tantissimi sentieri da percorrere a piedi o a cavallo sino alle colline del Gennargentu (Centro ippico Taloro, te!. 0784.58422). Ci si sente esploratori, viceversa, remando a bordo di una canoa sulle acque del Cedrino, a poca distanza da Dorgali. I monti calcarei del Supramonte, aspri e tormentati, si innalzano come un baluardo ciclopica lungo le rive verdi di boschi e di macchia. Si naviga nella quiete, in cerca di approdi tranquilli sino alle chiare sorgenti carsiche di Su Gologone e da qua raggiungere a piedi le grotte di Sa Oche (la voce) e Su Entu (il vento), altrimenti arrampicarsi sulla vetta del monte di Tiscali, fra le rovine del paese nuragico, una delle ultime roccaforti di opposizione degli antichi sardi contro la conquista dell’impero romano.
Mongolia
TRIBU’ in competizione La festività nazionale più incredibile della Mongolia è il Naadam (11, 12 e 13 luglio). Sono i giorni nei quali i clan nomadi si raggruppano per misurarsi nel combattimento, nel tiro con l’arco e nella corsa a cavallo, e valutare, al giorno d’oggi come mille anni fa, il loro coraggio.
Le sue origini sono molto più lontane nel tempo dell’epoca d’oro della Mongolia, quello delle conquiste di Gengis Khan (morto nel 1227), quando il Naadam era il momento per i generali di selezionare i soldati più valorosi. Nel corso della solennità cavalieri molto giovani (dai 5 ai 15 anni) si cimentano in una galoppata a cavallo di 35 km: tutta Ulaanbaatar aspetta il vittorioso per toccare il pelo del destriero e trarre dal suo sudore potenza e fortuna. Colui che vince nel combattimento diviene un prode, invece gli arcieri, che possono essere uomini o femmine, rappresentano la precisione e la padronanza di se, due particolatità care a Gengis Khan.
Bilbao
In che modo si fa a convertire una metropoli industriale afflitta da perenne congiuntura economica in un luogo di richiamo turistico mondiale? Dobbiamo domandare ai governanti di Bilbao.
Con una amministrazione di concretezza, con abili operazioni di promozione e con scelte non provinciali sono stati capaci di modificare il profilo della cittadina basca, sino a farla divenire una specie di destinazione obbligata per ciascun appassionato di architettura contemporanea. Hanno chiamato alcuni degli architetti più affermati al mondo per dare alla loro creatività opere importanti, senza badare al bilancio più di tanto.
Uno lo hanno trovato pressoché in casa, Santiago Calatrava, e gli hanno commissionato la ricostruzione dell’aeroporto oltre ad un ponte sul fiume Nervion. Un secondo l’hanno cercato oltre la Manica, tra quella aristocrazia di Sua Maestà britannica che ha acquisito il titolo con l’ingegno: sir Norman Foster. Gli hanno domandato di plasmare una metro pulita ed efficiente. E il baronetto ha obbedito, come sa fare lui. Un altro ancora, Frank Gehry, l’hanno beccato oltre l” Atlantico, dove i pescatori baschi si sono spinti per secoli dietro ai banchi di ,merluzzi Gli hanno concesso carta bianca per costruire un centro museale che facesse sensazione. Il suo Guggenheim al giorno d’oggi la fa.
Costa orientale
Costa orientale della Sardegna
SPIAGGIA di PORTO LISCIA, Palau
Baia di sabbia e dune delimitata dall’isola di Coluccia e da quella dei Gabbiani e con visuale sull’isola di Spargi.
La ricorrente presenza di vento l’ha resa una destinazione privilegiata da appassionati di funboard e kitesurf provenienti da tutta Europa. Si arriva seguendo l’indicazione «isola dei gabbiani» lungo la SS 133bis che porta da Palau a Santa Teresa.
Lago flumendosa
Il lago del Flumendosa si insinua come un rettile tra colline e altopiani, sfiora profili ondeggianti con pecore al pascolo, boschi impenetrabili di querce e lecci, pareti scoscese di rocce scure infilandosi in anse profonde. È una Sardegna lontano dalle vie abituali in cui sperimentare la vera sorpresa dell esplorazione: un ambiente verde, di campi coltivati e macchia, cosparso di fiori sino alle acque cobalto dei laghi Mulargia, Flumendosa e Is Barrocus. Ci troviamo in un quadrilatero di territorio e acque dolci ai confini del Campidano, dentro alle regioni di Trexenta e Sarcidano, un outback isolano lontano poche decine di chilometri dal nucleo cittadino di Cagliari. Il litorale pare lontanissimo, ma non si rimpiange. In questo luogo si trovano monti consacrati alla Luna, foreste di menhir, nuraghe giganti dalle pietre color del fuoco, artigiani che parlano un idioma ignoto, uomini che arrivano a cent’anni e laghi, su cui da poco più di un anno si può navigare a bordo di battelli a pale come sul Mississippi.
A farsi venire l’idea della navigazione è stato una decina d’anni fa Sandro Bandinu. “A allora,>, racconta Sandro, «avevo un imbarcazione a Villasimius ed organizzavo escursioni al largo delle coste. Poi, un giorno giunsi sulle rive del lago Mulargia e rimasi estasiato dalla bellezza insolita di quel territorio. L:idea di realizzare crociere sui laghi anziché che sul mare venne alla luce così, in pochissimi minuti. Ma l’ esecuzione del progetto, quella è stata veramente lunga e disagevole. Il problema più grosso è stato procurarsi i permessi per far navigare i battelli per il trasporto passeggeri sulle acque di invasi artificiali come il Mulargia e il Flumendosa».
In tutta la Sardegna esistono 36 laghi, ma solo il lago Baratz, sulla Nurra, prossimo ad Alghero, è naturale; tutti gli altri sono artificiali e sono usati per la produzione energia elettrica e la raccolta di acque per irrigare campagne e paesi. La diga sul Flumendosa, alta 120 metri, era, all’epoca della sua costruzione negli Anni 50, una straordinaria opera di ingegneria, costruita utilizzando tecniche innovative in un luogo inospitale e sperduto in mezzo a monti, canyon e boscaglie. Numerose terre vennero espropriate per essere invase dalle acque attraverso un cataclisma controllato che cambiò l’asprezza originale delle forre di montagna, aggiungendovi limpidi laghi azzurri. Per navigarci, oramai i turisti giungono da tutta l’isola. Dai porti d’imbarco
~ di Siurgus, Donigala e di Villanovatulo, l’esperienza si prospetta entusiasmante: sul Mulargia in mezzo a panorami aperti sulle basse alture, sulle coste frastagliate e gli isolotti, inusuale sul Flumendosa, un crepaccio nella roccia, esteso 17 km e ampio meno di uno che pare piuttosto un fiume che un lago. I grossi catamarani procedono spinti da un meccanismo con grandi ruote a pala, in questo modo non si inquina.
I roccaioli
Luigi Lauria aveva 74 anni ed è morto a 15 giorni dal fatidico taglio. Non doveva. Non doveva spegnersi due settimane prima del connubio più aspettato di Rotonda! Lui, il caporale storico dei «roccaioli», che partono di notte per arrampicarsi a Terranova a segare «a rocca» l’abete bianco più alto. Nessuno se l’è sentita di prendere il suo posto, nessuno quest’anno si è fregiato del titolo di «caporale». E scendendo verso il borgo con l’abete trascinato dalle coppie di buoi – innanzi le chianine toscane addobbate a festa e di dietro, a trainare come indemoniate, le povere podoliche lucane -, il nome di Luigi Lauria era declamato almeno quanto quello di sant’Antonio da Padova, il santo protettore della festività. Già, perché i «matrimoni degli alberi» (o «culti arborei», come li definiscono gli antropologi) possiedono veste cristiano e coscienza pagana. Si pregano le icone dei santi e si inneggia all’accoppiamento arboreo, antica strada per ottenere la fecondità. Si cantano gli inni sacri e ci si ubriaca sino a perdere conoscenza. Sacro e profano: si piange di malinconia e si ride ballando. Niente rappresenta meglio l’altra Lucania. Quella lontana dalle luci di Matera, quella che 50 anni orsono veniva chiamata “terra incognita» e che oggigiorno potremmo descrivere l’ultima vera frontiera d’Italia. Probabilmente è per questo che il London Times l’ha definita una delle 100 migliori destinazioni estive del 2008.