Si, viaggiare, vedere luoghi, persone, modi di vivere diversi da quelli abituali aiuta a comprendere il mondo, a comprendere i punti di vista diversi dal nostro, viaggiare è ciò che ci aiuta a dare il giusto peso alle cose, ci avvicina agli “altri” ci fa diventare migliori.

Che si tratti di un piccolo viaggio in Italia oppure di un tour lungo ed articolato o, meglio ancora di un viaggio senza meta, al nostro ritorno saremo sempre un po’ migliori.

Sono convinto che sia benefico non soltanto farli i viaggi ma anche immaginarli. Ecco il motivo di “viaggi nel cassetto” dare a me stesso l’opportunità di imparare qualcosa seduto alla mia scrivania, la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo, diverso e sconosciuto e dare a chi legge qualche informazione su dove sono stato e su dove vorrei andare, cosa fare, cosa vedere come andarci.

Senza la presunzione di voler fare la “guida di viaggio” per quelle ci sono i professionisti, i tour operator le guide llonely planet ed il National Geographic. Io desidero solo far passare al lettore qualche momento lieto, e, magari essere d’aiuto dove e come posso.

A Soltanto mezz’ora di treno da Edimburgo, che della Scozia è la capitale amministrativa, si trova Glasgow, città  più grande per abitanti e indiscussa capitale morale del calcio e del rock. Queste, evidentemente, sono solo mie illazioni, poiché da queste parti la ben poco amena metropoli  scozzese che sorge sulle rive del fiume Clyde, coi suoi 800 mila abitanti circa, viene propagandata come quella dello shopping.

Non c’è alcuna guida turistica che non rimarchi come, a Glasgow, si possano vedere i più bei negozi di tendenza di tutta la Gran Bretagna, Londra esclusa. Solamente che, se siete italiani, di vedere un punto vendita Armani o Dolce & Gabbana, nella Merchant Area di Glasgow, è facile che vi interessi ben poco. Magari è meglio fare un salto alla Gallery of Modern Art o alle diverse opere dell’architetto Charles Maclntosh che sorgono in giro per la città .

Per la cronaca Maclntosh sta a Glasgow come Gaudi sta a Barcellona. Ambedue hanno reso proprie le città  nelle quali hanno vissuto, cambiandone per sempre i connotati (che detto così pare una cosa brutta ma non lo è). Solamente che Glasgow non è Barcellona, malauguratamente, e allora, dopo aver proiettato lo sguardo su Buchanan street e Sauchiehall street, le vie del movimento, e visitato la cattedrale, alquanto defilata dal resto della città , mi sono aggirato per il periferico quartiere universitario.

 Poi ho visitato il villaggio di Hillhead, nel West End, e, dopo essere andato in pellegrinaggio presso il Clyde Scottish Exibition and Conference Centre (detto l’armadillo, vedere per comprendere…), ennesima opera di quel genio di Norman Foster, eretta sulla riva del fiume che taglia la parte sud di Glasgow, non mi è rimasto nient’altro da fare che chiudermi al Garage, al 490 di Sauchiehall ,teerts locale in cui tutte le sere va di scena qualche concerto di band locali. Perchè, se Edimburgo è la città delle parole, non esistono dubbi, Glasgow è quella della musica.

Sia che si tratti delle strade piene di curve e un po’ spaventose sotto l’ombra del maniero, di quelle più o meno malfamate della zona del porto, mattoni a vista e lattine di birra per terra, oppure di quelle dal gusto mitteleuropeo della città  nuova, larghe e imponenti, non c’è angolo di Edimburgo che non dichiari come questa sia una città  rivolta alla produzione letteraria. Non prendendo in cosiderazione il fatto che è impossibile non accorgersi della presenza degli scrittori che da queste parti hanno vissuto o vivono, a Edimburgo è proprio l’atmosfera che si respira a essere letteraria, come se si procedesse tra le righe di una narrazione.

Accade a Roma con la storia, a Firenze con l’arte, a Londra con la musica. Non è dunque un caso che l’Unesco l’abbia scelta come Capitale europea della Letteratura. Sul confine tra la città vecchia e la nuova, lungo l’arteria di Princess street, troviamo il Sir Walter Scott of Scotland Monument, che con 281 scalini e l’imponente effigie si candida ad essere il più colossale tributo che uno stato abbia mai costruito per un autore. Dalle nostre parti famoso per il romanzo, Scott considerato dagli scozzesi un vero padre della nazione, capace con la scritti di restituire al paese una propria identità , alla faccia del nemo propheta in patria.

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La Sardegna è veramente l’isola delle sorprese. E la prima rivelazione è quella di un retroterra di inaspettata bellezza, che non disillude colui che ha già  scoperto le splendide coste. "Meraviglioso spazio attorno e spazio da viaggiare, niente di esaurito, nulla di conclusivo è come la libertà  stessa". Sono le parole scelte dallo scrittore britannico D.H. Lawrence per narrare la suo sosta sull’isola nei primi giorni del Novecento, parole che tornano alla mente attraversando i territori delle Marmille, Sarcidano, Arci- Grighine e le due Giare. Un’area estesa su oltre 900 km quadrati nella Sardegna sud occidentale divisa tra le provincie di Oristano e Cagliari, tutta da rivelare per la straordinaria abbondanza del patrimonio ambientale e culturale. I sinuosi colli appaiono improvvisamente in mezzo a frutteti, oliveti e appezzamenti coltivati, alternandosi ad impervi torrioni rocciosi, canyon spettacolari e vallate coperte di boscaglie che marcano l’inizio delle austere terre del Sarcidano, a seguire i boschi, le cascate, i paesaggi mozzafiato e le infinite solitudini che portano sino al litorale, dentro l’ ampia superficie protetta del Monte Arci e ancora la bellezza delle giare, gli altopiani basaltici laddove in mezzo a alle sughere piegate dal maestrale risaltano in primavera le bianche fioriture dei ranuncoli, rendendo ancor più pittoresche i bradi galoppi dei cavallini.

Sono posti dai panorami mutevoli, dove si nascondono testimonianze che parlano della presenza dell’uomo in queste terre sin dal inizio della Storia. Resti di antica testimonianza sono dappertutto, a Morgongiori, ad Asuni, a Nureci, a Senis, a Pompu, mentre le sepolture ipogeiche a domus de janas si possono vedere a Genna Salixi, Serra Longa e Bigia ‘e Monti a Gonnostramatza. Tantissime sono le vestigia nuragiche, emblema della storia antichissima dell’isola, assieme ai suoi paeselli, templi ipogeici e tombe dei giganti. Ma non termina qui lo straordinario patrimonio di queste terre, alle falde del Monte Arci si schiudono le cave da cui si estraeva l’ossidiana, il preziosissimo elemento vulcanico impiegato ancor prima dell’età  dei metalli per la produzione di lame. Una spedizione dentro alle Marmille, Sarcidano,Arci,Grighine si può ideare in tutte le stagioni, ospiti di edifici storici in mattoni di terra cruda trasformati in hotel a 4 stelle, centri termali, bed & breakfast, agriturismi. Impossibile annoiarsi in queste zone, prima di tutto grazie all’impegno di 4 consorzi (Due Giare, Parco Naturale del Monte Arci, Sa Perda ‘e Iddocca, Sa Corona che dando vita a percorsi a tema, eventi, mostre e sagre animano la vita ed il calendario dei 44 comuni dell area. Ad Asuni, si va per il Festival del Cinema a luglio e per il Festival Parole e Visioni di fine settembre, a Baradili si fa festa tra i selciati incorniciati da vecchie case in sasso nella circostanza delle Olimpiadi del Gioco Tradizionale della Sardegna, al Concorso I Sapori di Ieri 44 comuni festeggiano la gastronomia locale offrendo degustazioni di pasta, pane, olio, formaggi, miele, zafferano e dolci alle mandorle. E poi per chi ha ancora fame di cultura, esistono i musei archeologici, ambientali ed etnografici. Fra tutti, sono da non perdere le sale del Museo del territorio di Villanovaforru che espone diorami di ambienti naturali e allestisce mostre temporanee. Ma sono di enorme attrattiva anche i musei dedicati all’arte tessile ed al tappeto a Mogoro e Morgongiori, il Museo Casa Steri a Siddi sulle tradizioni agroalimentari, quello della civiltà  contadina a Gonnosnà e quello del balocco antico di Ales, che simboleggiano uno dei tanti buoni motivi per un esplorazione nella Sardegna più inconsueta splendida, selvaggia eppure modellata attraverso tocco impalpabile e cortese dalla mano dell’uomo, in un dipinto vivente dove natura, cultura e tradizioni si compongono ad arte per concedere emozioni difficili da scordare.

La Polinesia Francese possiede i mari colmi di pesce e le foreste ricche di palme da cocco, alberi del pane, mango, papaia. Ma alle sue antiche risorse preferisce la carne, che chiaramente arriva da molto lontano, e costosi alimenti inscatolati. Patisce di obesità  e di diabete e di un desiderio di autonomia dalla Francia che, per molto tempo ancora, non potrà  soddisfare. Il CEP (Centre d’experimentation du Pacifiquel ha interrotto i suoi esperimenti nucleari nel 1996, eppure la Francia continua a voler tenere a bada i suoi sensi di colpa, assicurando alle isole denaro e sostegno.

Su isole lunghe soltanto un pugno di km girano fuoristrada di grossa cilindrata, inutili e costosi. E tutto ciò che proviene dalla cultura occidentale pare essere accettato, come due secoli fa venivano accolti i diversi James Cook o Samuel Wallis provenienti dall’Europa: come una manifestazione del volere degli dei, la cui generosità  non poteva essere messa in discussione.

Eppure, sui due giornali locali le prime pagine vengono integralmente rivolte agli annunci commerciali, alle offerte di matrimonio e alle fotografie, scattate all’aeroporto di Papeete, di chi arriva e di chi parte. A seguire sono pubblicate informazioni sulle attività  delle differenti comunità religiose, dato che i polinesiani non hanno perduto la loro spiritualità : hanno solamente modificato le divinità  a cui appellarsi.

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Le Maldive sarebbero allora un dono del cielo. Si narra che, in una giornata di grande generosità , un dio munifico avrebbe sgranato un rosario di pietre preziose nell’Oceano Indiano, vicino a Sri Lanka.

Tentati di credere a questo racconto, ci domandiamo se un simile benefattore volesse fare un favore a se stesso, ovvero concedere un assaggio di paradiso a noi comuni mortali. Fatto sta che sbarcando a Hululè, minuscolo aeroporto nelle vicinanze di Male, la capitale dell’arcipelago, una languida ninfa maldiviana su una riva bianca è sin d’ora  la promessa di uno spaesamento assoluto.

Non è che un’immagine pubblicitaria, eppure è sufficente salire su un idrovolante rosso che pare uscito da un fumetto, e ci troviamo già  a bagno. Dall’oblò del taxi locale che "salta" di isola in isola, lo sguardo rimane rapito dalla limpidezza dell’acqua dai riflessi turchesi.

Lo spettacolo è incantevole. L’ arcipelago è un magnifico acquarello: blu, smeraldo, giada, declinati all’infinito. C’è un banco di sabbia sulla barriera corallina, ed è¨ come se fosse nato dal niente. Il vento, le onde, le correnti e le maree hanno fatto il resto, rifinendo perfettamente la ghirlanda di isole ovali, circolari o a falce di luna, distribuite su 800 km da settentrione a meridione. Sono 1192 per l’esattezza, raggruppate in 26 atolli, alte non più di un metro al di sopra del livello del mare.

Corsica – sulla pista Napolèon


Come proposta estiva non è certo una novità , come destinazione per gli amanti della montagna può provocare un certo sbalordimento. Eppure la Corsica è gradevole anche per chi scia. La prima stazione invernale è¨ stata costruita nel 1964 e al giorno d’oggi l’isola offre tre zone per lo sci alpino (Ghisoni, Vergio, Val d’Eze) e tre per quello di fondo (Quenza, Aitone e Zicavo) Le nevicate sono copiose, particolarmente nel mese di febbraio e nel mese di marzo. Tanta neve consente di togliersi molto più di un semplice capriccio. Certe discese sono persino omologate per le gare dalla Federazione di Sci Francese, come la pista Napolèon, a Vergio. Gli skipass costano circa € 15 al giorno. Gli appassionati dello sci alpinismo hanno a disposizione 100 chilometri di creste, con più o meno 40 vette da scoprire. Poi c’è la famosa Haute Route (conosciuta anche come Grande Randonnè 20), un tracciato escursionistico di alta quota che percorre l’isola in trasversale, da Calenzana a Conca.

Crans Montana la neve in musica


Ȉ una proposta che non scontenta nessuno, nè gli appassionati delle attività  sportive, nè chi vuole svagarsi sino alle ore piccole, e nemmeno chi è in cerca di riposo in famiglia. Non è¨ un episodio che proprio Crans Montana, nel Cantone svizzero del Vallese, accolga uno degli eventi musicali più trendy d’Europa: il Caprices Festival. Che, durante passata edizione, ha visto salire sulla ribalta gruppi d’eccezione, come i Deep Purple. Per la nuova rassegna, sono in arrivo Robert Plant e Lou Reed. La musica è¨ una costante pure nelle spaziose piste da sci, con concerti in alta quota, intanto che si ammirano montagne maestose come il Monte Bianco ed il Cervino. Esistono Snowpark ed attrezzature per il freestyle sono accessibiIi a tutti, è sufficente avere la giusta dose di sicurezza e follia: diversamente è¨ uno spettacolo osservare. Pure il doposci offre numerose valide opzioni: da un’ottima cenetta in uno dei tantissimi ristoranti della fornita tradizione vallese a qualche puntata al casinò ad una serata di musica in un locale di moda. C’è unicamente da scegliere.

Cavalcate nella distesa immacolata


Una giornata di equitazione sulla neve, al di sotto della torreggiante vetta del Grivola e sopra la valle dove si snoda, sinuosa, la Dora Baltea. Ȉ la proposta, , del Gruppo Attacchi Valle d’Aosta con guida, pranzo e cavallo, se non si porta il proprio animale che, su domanda, programma pure escursioni di più giorni. Si parte dall’area sportiva di Saint-Nicolas, a 1269 metri di altitudine, per giungere sino ai 1780 metri della terrazza panoramica di Vetan, percorrendo vie carrarecce, innevate, fra le boscaglie ed incontrando piccoli paesi rurali. Sono richieste sufficienti capacità  equestri. Un’altra opportunità  per andare a cavallo nella neve è in Val d’Ultimo, nelle vicinanze di Merano, in Alto Adige. Il titolare dell’hotel Theistadl è¨ un maestro di equitazione ed ha diversi cavalli. Pare pressoché un angolo d’America, grandi spazi e monta western. In queste zone la vita è¨ alquanto rilassante: ci si può fermare nel bel mezzo di una cavalcata, accendere un falò, sorseggiare assieme una coppa di vin brulè e poi partire di nuovo alla volta dell’ albergo per una sauna.

chamois


Esiste un solo paesino di montagna, in Italia, dove si può soggiornare e sciare senza mai vedere un’automobile. È Chamois, a 1800 metri di altitudine, in Valle d’Aosta. Per raggiungerlo bisogna prendere la teleferica a Buisson, sulla strada per Cervinia, in attività dal mattino presto sino a sera inoltrata ed, in caso d’emergenza, anche di notte. Chamois è¨ una piccola oasi di quiete sulla neve, costituita da baite, casolari e chalet, in posizione panoramica in una conca soleggiata e riparata dai venti. Evitando di penalizzare lo sci: due seggiovie e vari skilift conducono su belle piste, sino a 2500 metri di altitudine. Gli alberghi, pochissimi, e con ambiente familiare, sono nel borgo principale di Corgnolaz.

Atlante: prima dello sci il Sahara


Partire la mattina dai souk di Marrakech e arrivare, per cena, in un rifugio innevato: proprio così, in Marocco va a sciare. Sulla catena dell’Atlante, che oltrepassa i 4000 metri di quota. Quasi sempre si combina lo sci al safari del deserto: una delle escursioni sci alpinistiche più gettonate conduce da Marrakech alla vetta Toubkal (4167 metri). “I muli portano i bagagli sino alla neve, che solitamente comincia a 3000 metri. Gli ultimi 1000 metri di dislivello si dovranno percorrere con gli sci”, racconta la guida. E alla fine, una volta giunti, la discesa su una coltre bianca compatta, primaverile.

Andorra – Shopping di montagna


Ad Andorra lo sci è¨ preso così tanto seriamente che è¨ considerato sport nazionale e praticato obbligatoriamente dagli alunni, iniziando dalle elementari. Il piccolo Principato è difatti incastonato tra le cime dei Pirenei. Si può sciare tra i boschi a Pal, avventurarsi in fuoripista controllati a Soldeu El Tarter, scendere lungo ripidi pendii a Pas de la Casa/Grau Roig ovvero dedicarsi ad escursioni con gli sci ai piedi a Ordino-Arcalis. I cinque comprensori di Andorra sono attrezzati per proporre una qualità  delle piste ineccepibile, con impianti di risalita moderni e veloci. Esistono talmente tante discese che non si forma mai la coda agli skilift. Una volta tolti gli sci, lo svago prosegue nei piccoli paesi di montagna o nell’ esuberante capitale, La Velia. Questo centro moderno è¨ un succedersi di scintillanti boutique, in cui si può comprare a prezzi competitivi e soprattutto senza Iva, perché© è¨ porto franco (come Livigno in Italia). Il luogo di incontro per chi predilige lo shopping è¨ Les Pyrenèes adva( MerixteI121), i grandi magazzini andorrani. Si comprano bene profumi, gioielli e attrezzatura elettronica. Andorra si può raggiungere con facilità in automobile o in aereo da Barcellona. Il viaggio: 6 giorni di skipass nell’area di Grandvalira, la più attrezzata, costano veramente poco. Gli hotel a tre stelle hanno prezzi da alla settimana altrettanto abbordabili.

Ma esistono sardi anche più vecchi. [ millenari nuragici che sul altopiano della Giara di Serri edificarono un abitato fortificato ed un santuario con tempio a pozzo dove celebravano riti e feste religiose. Alle pendici di questo isolato altopiano, a Gergei, vive Emilio, pastore di un ridotto gregge che per sopravvivere alla crisi economica (il latte al giorno d’oggi viene pagato meno che nel 1983, la lana si getta via) ha ideato Sardinia Farm, una fattoria on-line (www.sardiniafarm.com) per adottare a distanza una pecora. E i benefattori come contropartita ottengono forme di pecorino casalingo. Emilio è eccezionale. Con il suo viso incorniciato da una barba bianca che pare fatta con la lana snobbata delle sue pecore, è uno degli ultimi testimoni di una Sardegna pressoché perduta, che rimane in contatto con il mondo attraverso il web.

È il suo metodo di garantirsi un domani. Potenzialmente. Di certo c’è che in queste zone i profeti della «decrescita», i proclamatori della vita elementare, come lo studioso di economia francese Serge Latouche, ne avrebbero di cose da capire da questa concretezza che tesse l’arcaico con il moderno intrecciando i fili della memoria assieme a tecniche nuove. Come al Museo del rame e del tessuto di Isili in cui si scoprono oggetti di antica fattura con il sottofondo jazz di Enzo Favata. In aggiunta al ripristino delle antiche botteghe del rame, al museo incuriosisce la vicenda dei ramai, venditori girovaghi attraverso le vie dell’isola e custodi del segreto dell’Arbaresca, un codice linguistico dalle origini in buona parte oscure. Ai margini del borgo svetta la torre del nuraghe Is Paras: ha 3.500 anni e assieme a i suoi 12 metri è il più elevato tra i 7 mila monumenti nuragici in Sardegna (informazioni visite museo e nuraghe: Coop. Sa Frontissa, te!. 0782.80264).

Sul trenino delle ferrovie secondarie in partenza dalla stazione del paese, si raggiunge la Barbagia, con visuale su panorami spettacolari di boscaglie e monti. Si costeggia il lago Flumendosa prendendo la via di Lanusei, o il laghetto di [s Barrocus nel caso che si sceglie di dirigersi in direzione di Sorgono, una cittadina alle falde del Gennargentu, collocato in posizione centrale rispetto ai laghi Omodeo e Gusana. Dopo la sua costruzione, negli Anni 20, l’Omodeo mantenne il record di lago artificiale più grande del mondo, in seguito d’Europa, e adesso d’Italia. Sul lago di Gusana, in direzione opposta, il panorama diventa quasi alpino, lungo le rive e le vallate intorno al lago si snodano tantissimi sentieri da percorrere a piedi o a cavallo sino alle colline del Gennargentu (Centro ippico Taloro, te!. 0784.58422). Ci si sente esploratori, viceversa, remando a bordo di una canoa sulle acque del Cedrino, a poca distanza da Dorgali. I monti calcarei del Supramonte, aspri e tormentati, si innalzano come un baluardo ciclopica lungo le rive verdi di boschi e di macchia. Si naviga nella quiete, in cerca di approdi tranquilli sino alle chiare sorgenti carsiche di Su Gologone e da qua raggiungere a piedi le grotte di Sa Oche (la voce) e Su Entu (il vento), altrimenti arrampicarsi sulla vetta del monte di Tiscali, fra le rovine del paese nuragico, una delle ultime roccaforti di opposizione degli antichi sardi contro la conquista dell’impero romano.

TRIBU’ in competizione La festività nazionale più incredibile della Mongolia è il Naadam (11, 12 e 13 luglio). Sono i giorni nei quali i clan nomadi si raggruppano per misurarsi nel combattimento, nel tiro con l’arco e nella corsa a cavallo, e valutare, al giorno d’oggi come mille anni fa, il loro coraggio.

Le sue origini sono molto più lontane nel tempo dell’epoca d’oro della Mongolia, quello delle conquiste di Gengis Khan (morto nel 1227), quando il Naadam era il momento per i generali di selezionare i soldati più valorosi. Nel corso della solennità cavalieri molto giovani (dai 5 ai 15 anni) si cimentano in una galoppata a cavallo di 35 km: tutta Ulaanbaatar aspetta il vittorioso per toccare il pelo del destriero e trarre dal suo sudore potenza e fortuna. Colui che vince nel combattimento diviene un prode, invece gli arcieri, che possono essere uomini o femmine, rappresentano la precisione e la padronanza di se, due particolatità care a Gengis Khan.

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In che modo si fa a convertire una metropoli industriale afflitta da perenne congiuntura economica in un luogo di richiamo turistico mondiale? Dobbiamo domandare ai governanti di Bilbao.

Con una amministrazione di concretezza, con abili operazioni di promozione e con scelte non provinciali sono stati capaci di modificare il profilo della cittadina basca, sino a farla divenire una specie di destinazione obbligata per ciascun appassionato di architettura contemporanea. Hanno chiamato alcuni degli architetti più affermati al mondo per dare alla loro creatività opere importanti, senza badare al bilancio più di tanto.

Uno lo hanno trovato pressoché in casa, Santiago Calatrava, e gli hanno commissionato la ricostruzione dell’aeroporto oltre ad un ponte sul fiume Nervion. Un secondo l’hanno cercato oltre la Manica, tra quella aristocrazia di Sua Maestà britannica che ha acquisito il titolo con l’ingegno: sir Norman Foster. Gli hanno domandato di plasmare una metro pulita ed efficiente. E il baronetto ha obbedito, come sa fare lui. Un altro ancora, Frank Gehry, l’hanno beccato oltre l” Atlantico, dove i pescatori baschi si sono spinti per secoli dietro ai banchi di ,merluzzi Gli hanno concesso carta bianca per costruire un centro museale che facesse sensazione. Il suo Guggenheim al giorno d’oggi la fa.

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Costa orientale della Sardegna

SPIAGGIA di PORTO LISCIA, Palau

Baia di sabbia e dune delimitata dall’isola di Coluccia e da quella dei Gabbiani e con visuale sull’isola di Spargi.

La ricorrente presenza di vento l’ha resa una destinazione privilegiata da appassionati di funboard e kitesurf provenienti da tutta Europa. Si arriva seguendo l’indicazione «isola dei gabbiani» lungo la SS 133bis che porta da Palau a Santa Teresa.

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Il lago del Flumendosa si insinua come un rettile tra colline e altopiani, sfiora profili ondeggianti con pecore al pascolo, boschi impenetrabili di querce e lecci, pareti scoscese di rocce scure infilandosi in anse profonde. È una Sardegna lontano dalle vie abituali in cui sperimentare la vera sorpresa dell esplorazione: un ambiente verde, di campi coltivati e macchia, cosparso di fiori sino alle acque cobalto dei laghi Mulargia, Flumendosa e Is Barrocus. Ci troviamo in un quadrilatero di territorio e acque dolci ai confini del Campidano, dentro alle regioni di Trexenta e Sarcidano, un outback isolano lontano poche decine di chilometri dal nucleo cittadino di Cagliari. Il litorale pare lontanissimo, ma non si rimpiange. In questo luogo si trovano monti consacrati alla Luna, foreste di menhir, nuraghe giganti dalle pietre color del fuoco, artigiani che parlano un idioma ignoto, uomini che arrivano a cent’anni e laghi, su cui da poco più di un anno si può navigare a bordo di battelli a pale come sul Mississippi.


A farsi venire l’idea della navigazione è stato una decina d’anni fa Sandro Bandinu. “A allora,>, racconta Sandro, «avevo un imbarcazione a Villasimius ed organizzavo escursioni al largo delle coste. Poi, un giorno giunsi sulle rive del lago Mulargia e rimasi estasiato dalla bellezza insolita di quel territorio. L:idea di realizzare crociere sui laghi anziché che sul mare venne alla luce così, in pochissimi minuti. Ma l’ esecuzione del progetto, quella è stata veramente lunga e disagevole. Il problema più grosso è stato procurarsi i permessi per far navigare i battelli per il trasporto passeggeri sulle acque di invasi artificiali come il Mulargia e il Flumendosa».


In tutta la Sardegna esistono 36 laghi, ma solo il lago Baratz, sulla Nurra, prossimo ad Alghero, è naturale; tutti gli altri sono artificiali e sono usati per la produzione energia elettrica e la raccolta di acque per irrigare campagne e paesi. La diga sul Flumendosa, alta 120 metri, era, all’epoca della sua costruzione negli Anni 50, una straordinaria opera di ingegneria, costruita utilizzando tecniche innovative in un luogo inospitale e sperduto in mezzo a monti, canyon e boscaglie. Numerose terre vennero espropriate per essere invase dalle acque attraverso un cataclisma controllato che cambiò l’asprezza originale delle forre di montagna, aggiungendovi limpidi laghi azzurri. Per navigarci, oramai i turisti giungono da tutta l’isola. Dai porti d’imbarco


~ di Siurgus, Donigala e di Villanovatulo, l’esperienza si prospetta entusiasmante: sul Mulargia in mezzo a panorami aperti sulle basse alture, sulle coste frastagliate e gli isolotti, inusuale sul Flumendosa, un crepaccio nella roccia, esteso 17 km e ampio meno di uno che pare piuttosto un fiume che un lago. I grossi catamarani procedono spinti da un meccanismo con grandi ruote a pala, in questo modo non si inquina.

Luigi Lauria aveva 74 anni ed è morto a 15 giorni dal fatidico taglio. Non doveva. Non doveva spegnersi due settimane prima del connubio più aspettato di Rotonda! Lui, il caporale storico dei «roccaioli», che partono di notte per arrampicarsi a Terranova a segare «a rocca» l’abete bianco più alto. Nessuno se l’è sentita di prendere il suo posto, nessuno quest’anno si è fregiato del titolo di «caporale». E scendendo verso il borgo con l’abete trascinato dalle coppie di buoi – innanzi le chianine toscane addobbate a festa e di dietro, a trainare come indemoniate, le povere podoliche lucane -, il nome di Luigi Lauria era declamato almeno quanto quello di sant’Antonio da Padova, il santo protettore della festività. Già, perché i «matrimoni degli alberi» (o «culti arborei», come li definiscono gli antropologi) possiedono veste cristiano e coscienza pagana. Si pregano le icone dei santi e si inneggia all’accoppiamento arboreo, antica strada per ottenere la fecondità. Si cantano gli inni sacri e ci si ubriaca sino a perdere conoscenza. Sacro e profano: si piange di malinconia e si ride ballando. Niente rappresenta meglio l’altra Lucania. Quella lontana dalle luci di Matera, quella che 50 anni orsono veniva chiamata “terra incognita» e che oggigiorno potremmo descrivere l’ultima vera frontiera d’Italia. Probabilmente è per questo che il London Times l’ha definita una delle 100 migliori destinazioni estive del 2008.

Ne ho fatti di buoni propositi, passando l’equatore – che so, smettere di fumare, cominciare la dieta, cambiare professione, scegliere una nuova città – appunto perché è un fatto straordinario. Che deve essere festeggiato. La notte, è un avviso allegro della sirena, il count down del commissario di bordo, e ballerine spumeggianti e spiumeggianti che si affacciano alla balaustra di legno lucido, e in seguito tutti col naso all’insù per i fuochi artificiali: celebration, ci troviamo Al centro del mondo! Di giorno, è un brindisi particolare, un menu giocosamente a testa in giù a segnalarlo, un avvertimento ai naviganti che fa sollevare lo sguardo dal volume, e strappa un sorriso dietro le lenti scure a chi è adagiato al sole. È tutto qua l’avvenimento? Sì, ma è piacevole come l’avvistare per primi un branco di delfini che vi affianca, o

Lo sbuffo di un raro balenottero, oppure la linea di terra all’orizzonte. Fra le anse del dedalo dei ponti alcuni puntano ad un tavolo da gioco e vincono, qualcun altro pedala in palestra ammirando il mare, c’è chi fa l’amore, chi mangia, chi riposa. Fra non molto sarete a Fortaleza, il vostro primo porto al di là dell’oceano. E, ora, che avete di nuovo conosciuto l’ autentico valore del vostro tempo, avete ancora sei meravigliosi giorni di svago lungo le coste e le variopinte metropoli del Brasile. ~

La nave è il vostro Grand Hotel Oceano, pure se si chiama MSC Opera, è lungo 251 metri e stazza approssimativamente 60 mila tonnellate, ha 850 cabine ma disperde i suoi 1.700 ospiti su nove ponti. E, prima di sfidare l’oceano atlantico, effettua un ampio giro toccando la Croazia, la costa tunisina, la Spagna.

Al di là delle Colonne d’Ercole, costeggia il Marocco sino a Casablanca. Avete ormai dietro di voi due interi giorni di sola navigazione, trascorsi a perlustrare la nave, la palestra al ponte Tasca, il salone di bellezza e le Terme lì accanto, le piscine ed il ristorante all’aperto. Avrete già scelto di fare colazione alla caffetteria Le Vele, a poppa, al riparo dal vento e con l’ allegria di estendere La vista il più distante possibile.

E’ il giorno prima di approdare alle Canarie, fase che introduce alla «importante traversata», scoprite al ponte Rigoletto quella poltrona della biblioteca che diverrà «la vostra poltrona», in cui immergervi nella lettura di un libro a lungamente accantonato. In questo luogo si ritrova il tempo che dedicherete a rimettervi in forma, ciò che non riuscite a ritrovare in città per la manicure o per prendere il caffè in pace, seduti al bar. Per un spettacolo a teatro piuttosto che alla TV. Per vivere i piccoli grandi eventi di un piroscafo. Non so come mai, ma il passaggio di quella linea virtuale, quel confine cerebrale che è l’equatore, ha una conseguenza entusiasmante in tutti i passeggeri: una specie di allegria, interiore o da palesare, ravviva questo avvenimento che, comunque sia, non lascia indifferenti. D’ora in poi. vi dite, tutto sarà differente. ~

Costa occidentale


CALA SABINA, isola dell’Asinara


Mare limpido, sabbia bianca e fine, in questa insenatura protetta da contrafforti granitici a nord dell’Asinara,


isola la cui integrità è stata mantenuta da un divieto d’accesso durato in più di 100 anni. La spiaggia è l’unica all’interno del Parco Nazionale dove è permesso fermarsi


e fare il bagno. Per giungere si parte da Stintino


o Porto Torres, per la visita conviene affidarsi a guide autorizzate (info: Coop. Sinuaria, te!. 334.3451596).


SPIAGGIA PISCINAS, Arbus


Lontanissima dagli stereotipi della Costa Smeralda, è circondata da un autentico deserto di dune alte sino a 80 metri che si estende per circa 3 km quadrati. Si raggiunge dopo aver percorso 17 km di vie polverose attraverso l’area mineraria di Arbus e Montevecchio, dopo essere arrivati a Guspini percorrendo la SS 126.


CALA DOMestica, Buggerru


Come un merletto pregiato, decora la costa strapiombante di calcare metallifero della ‘costa sud occidentale. In mezzo a i ruderi di un porto minerario, si aprono due incantevoli baie, di recente usate come location di videoclip musicali e spot pubblicitari. Si raggiunge imboccando una biforcazione sulla destra dopo aver oltrepassato di pochissimi km Buggerru lungo la SP 83 che conduce a meridione.


ACQUA DURci, Domus de Maria


Lungo costa di sabbia e dune assieme a retrostanti stagni frequentati da fenicotteri. Nei giorni ventosi si popola di appassionati di surf e kitesurf. Si raggiunge imboccando Il prima bivio a sinistra


dopo Torre Chia lungo il tratto costiero della SS 195.

Innsbruck


Fermata d’autobus. Sciatori in tuta e scarponi attendono vicino a uomini d’affari in soprabito, giacca e cravatta impeccabili. Un gruppetto variopinto di skateboarder con i jeans strappati e le tavole da sci sottobraccio si affianca ad alcuni melomani in cappotto e marsina, pronti a partecipare all’opera. Ci troviamo ad Innsbruck, Tirolo, Austria, e sono le otto di sera, l’ora degli incroci. La popolazione della neve che si attarda a bere nei caffè del doposci incontra chi ha finito di lavorare e si prepara ad impossessarsi della notte. I riti alpini e quelli urbani si mischiano con spontaneità, gli stili più vari convivono e si fondono con armonia. Sarebbe strampalato dappertutto, ma non ad Innsbruck. Poiché se Venezia è la consorte del mare, la località austriaca è la consorte della montagna. «Non esiste in Europa un’altra metropoli dello sci come Innsbruck spiega Rudi Federspiel, consigliere provinciale. «Ha 120 mila abitanti, 18 musei, un’università con 25 mila studenti ed è la sede del amministrazione del Tirolo. Allo stesso tempo è una stazione invernale a tutti gli effetti, assieme a nove comprensori sciistici raggiungibili in pochissimi minuti». Ci si può muovere ogni mattino per visitarne uno nuovo, una settimana di ferie non basta. Ma la varietà non si ferma alle piste (280 chilometri solamente per la discesa, senza contare gli itinerari per iI fondo e lo slittino, per le passeggiate a piedi e con racchette). Iniziamo dal soggiorno. Si può dormire in città, in uno dei tantissimi skihotel in offerta con skipass e trasporto sugli skibus sino agli impianti, e assaporare tutte le comodità di un capoluogo allegro e ben organizzato, con negozi, ristoranti, locali. Altrimenti si può prediligere, come base, uno dei 25 villaggi tradizionali attorno, all’insegna della serenità e del riposo. L’intreccio con la montagna è ordinario ad Innsbruck, come levarsi i vestiti di tutti i giorni e indossare una tuta da sci. Sono normali anche le tante piccole attenzioni verso i turisti, tipiche della consuetudine austriaca. Sono nuove invece quelle dedicate agli italiani, dopo anni difficili nei quali numerosi tirolesi erano freddi per cause politiche, un’eredità del passaggio del Sud Tirolo al nostro Paese, come Alto Adige. Alcuni fingevano di non comprendere la nostra lingua. «Al giorno d’oggi tutto è cambiato», chiarisce Rudi Federspiel. «Cerchiamo di coccolare gli ospiti italiani. Sulla tavola dei ristoranti si trovano già il pane, l’aceto e l’olio. Camerieri e personale d’albergo parlano l’italiano. I turisti del vostro Paese sono sempre più numerosi». Un giro nel centro storico consente di rendersi conto della singolare abbondanza artistica e culturale di Innsbruck. Nelle strade medievali che si dispiegano a ventaglio dall’ abitazione dei principi del Tirolo, ornata dal famoso bovindo del Tettuccio d’Oro, trovano collocazione monumenti importanti come la torre civiva e il Palazzo imperiale , gli edifici gotiche borghesi e la sala del tesoro di Massimiliano I. Questo principe del tardo Quattrocento, principale creatore della grandezza degli Asburgo con le armi e con un’accorta amministrazione matrimoniale (le figlie andarono spose ai più importanti sovrani d’Europa), cacciatore di camosci ed amante della montagna, fece di Innsbruck la sua capitale. La città lo ripaga adesso con una importante mostra a lui dedicata, Trionfo di un imperatore. Appena all’esterno dalla Città antica inizia la salita. Vicino allo zoo Alpino, con oltre 2.000 esemplari di 150 varietà autoctone, parte il trenino a cremagliera che supera l’lnn e conduce alla teleferica del Nordpark, il più vicino dei nove comprensori. Questa area di Innsbruck, alta sopra il fiume, assomiglia già ai borghi tipici dei dintorni; case tradizionali con mura tinteggiate di bianco, travi a vista e tetti spioventi, strade piccole raccolte attorno ad una chiesetta, visione panoramica sul fondovalle. Sul fianco opposto della conca montuosa in cui è adagiata la città, dove ha trovato miracolosamente posto anche un aeroporto che mette in difficoltà i piloti non esperti, si aprono gli ulteriori comprensori, rivolti a mezzogiorno. Sorgono vicino a località come Rinn, Aldrans (con l’ adiacente fortezza di ,)sarbmA Igls, Patsch, Mutters, Natters, G6tzens, Axams, Oberperfuss, Ranggen e altre ancora: rappresentano i 25 caratteristici «borghi di vacanza» (come li definiscono in questo luogo) censiti nei dintorni di Innsbruck. Il solo differente dagli altri, perché non è un villaggio rurale, ma una manciata di case sopra un passo di alta quota, è ,iathùK in fondo alla valle di Sellrain. Qui l’edificio più antico è lo Jagdschloss, ex casino di caccia di Francesco Giuseppe I e adesso albergo. Lo gestisce un lontano consanguineo dell’imperatore, il conte Christian Graf di Stolberg-Stolberg. «La proprietà venne donata a mia nonna per le nozze», dice. «Mio padre la trasformò in un resort di caccia aperto a tutti, attualmente è un resort senza caccia. Qui viviamo gli inverni del buon tempo antico, assieme a tanta neve e paesaggi incontaminati, in una dimora che è un pezzo di storia asburgica, ma mantiene una calda atmosfera familiare». Lasciamo le stanze accoglienti del conte, con mura spesse addirittura un metro, interni rivestiti di legno, mobili in stile tirolese, per tornare ad Innsbruck, dove ci aspetta un tuffo nel presente: la visita agli impianti olimpici. Assieme a St. Moritz, questa è l’unica centro al mondo ad aver ospitato due Olimpiadi Invernali (nel 1964 e nel 1976). Si era anche offerta per una terza, ma il governo austriaco ha deciso che sarebbe stato troppo ed ha preferito come candidata Salisburgo (sconfitta poi per il 2010 da Vancouver). Insbruck era pronta, a parte l’ assenza di un villaggio olimpico (le palazzine degli atleti sono state riconvertite in condomini). Il vecchio trampolino Bergisel è stato rifatto nel 2002 su progetto dell’architetto Zaha Hadid ed è adesso una torre avveniristica in vetro e acciaio, con un ristorante in vetta. Il suo profilo inconsueto è già un contrassegno inequivocabile della città. Anche lo stadio del ghiaccio e la pista di bob olimpici sono conformi agli standard moderni degli impianti sportivi. Non lo è piuttosto lo stadio di calcio, che è nuovo, ma sarà ampliato per poter accogliere alcune partite degli Europei del 2008, nonostante le proteste di numerosi residenti. Ma nemmeno Innsbruck, a quanto sembra, può sopravvivere solo di sci.

Aghios Konstantinos da vedere.

E, se ve la sentite, scendendo 270 scalini giungete a Korfos, l’ antico porto dell’isola dove arrivano le barche dei pescatori che riforniscono di pesce fresco i ristoranti. Nella parte nord, Riva, attracco dei traghetti da fuori, e la chiesa di Aghia ,Irini con una vicenda caratteristica: è stata costruita nel XlII secolo dal conquistatore veneziano Markos Sanoudos ed il suo appellativo, Santa Irini in Ialino, battezzò unendo i due vocaboli la celebre isola (Santorini). Sulla costa est, caratterizzata da gole scavate nella roccia, invece, si trovano Agrilla (con la sorpresa di cantine dove assaggiare vino bianco, meglio se accompagnato da una fetta di chloro, il formaggio dell’isola, e Panaghiaton Eisodion, una chiesa dall’architettura difforme da quella caratteristica cicladica) e Potamos (dalle bianche case inondate di gerani e bouganville col centro sovrastato dalle chiesette di Aghios Dimitrios e Panaghia i Giatrissa). Da gustare pure il panorama da Kera, sulla costa sudest.

L’ area più selvaggia della Penisola è in parte la stessa raccontata da Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli, un po’ agreste e un po’ di montagna, l’unica a non possedere aeroporti, quella con meno chilometri di autostrade e con la densità dei abitanti minore (dopo la Valle d’Aosta). Un ambiente aspro, duro, laddove le greggi bloccano le vie di campagna e decine di remoli paesi del Pollino festeggiano strani matrimoni silvestri che hanno il sapore di sortilegio. Il più noto è ad Accettura, il cosiddetto “Maggio», ma sono quelli di Rotonda e Pietrapertosa, a metà giugno, i più autentici. Il canovaccio è il solito: gli emigrati a settentrione che giungono per la ricorrenza, l’ arrampicata ai boschi per segare il maschio e la femmina (a Rotonda sono un faggio, a pitu, e un abete, a rocca) e appresso i bivacchi all’aperto, la discesa alla cittadina, le bevute enormi e le balli al tempo della zampogna a canne corte, e da ultimo le veglie notturne, l’ innesto e l’ innalzamento dei nuovi sposi sulla piazza. “Ci restano un anno intero», mi spiega la guida Peppe Cosenza. «Rimangono lì a concedere fecondità a Rotonda».


Residenza e cuore del Parco nazionale del Pollino (il parco naturale più ampio d’Italia, abitato da lupi, caprioli, falchi ed aquile reali), 3.500 abitanti incastrati al confine con la Calabria, Rotonda è l’ adeguato luogo di partenza per muoversi alla scoperta della Basilicata nascosta, quella lontano dagli itinerari dei turisti, un territorio di boschi e faggeti e macchie inespIorate (Lucania proviene dal latino lucus, bosco). È assieme a Peppe Cosenza che ci troviamo a scoprire gli angoli reconditi del Pollino, ammirando l’incredibile pino loricato (giunto non si sa in che modo sino a noi direttamente dalla preistoria) o intravedendo al di là i pianori di Colle Impiso il lago degli Elefanti, definito in questo modo poichè in questo luogo tempo addietro hanno trovato i resti di un mammuth.

Credevano di aver trovato il petrolio, trent’anni addietro, alla frontiera fra Austria, Ungheria e Siovenia. Invece, a mille e più metri di profondità , c’era soltanto acqua. Termale, calda, ricchissima di minerali, ma acqua, solamente acqua. L’ amarezza fu rovente, in seguito tanto perforare. Quell’immenso abisso caldo oggi alimenta la più ampia area termale d’Europa, una Disneyland delle acque assieme a un’offerta senza pari di trattamenti estetici, curativi, rilassanti o semplicemente ludici. D’estate come d’inverno, sorgenti naturali sgorgano in centinaia di vasche di centri termali e hotel di qualunque tipo: testimonianze di socialismo reale si incontrano ancora nelle strutture preferite da Tito e colleghi (laddove sono in corso sostanziali restyling), ma la maggior parte sono resort moderni o di gran classe, in cui è facile passare intere giornate a bagno, alternando bagni caldi al nuoto in acqua minerale più fresca, saune e massaggi, cure specifiche per la cute o le articolazioni; dopo si puà mangiare, prendere il tè delle cinque e distendersi nelle «aree-silenzio» dove leggere su comode sedie a sdraio e lasciare che finalmente il sonno abbia il sopravvento.

Grazie alla scoperta dell’acqua calda, queste aree agricole di frontiera laddove correva la Cortina di Ferro, hanno posto in luce la loro propensione, incoraggiate anche dai fondi della Comunità  europea per l’integrazione delle ex aree di confine (3 milioni di euro in tre anni) che ha consentito di istituire il marchio European Spa World, assieme a quaranta località  consorziate ed un solo centro di prenotazioni. Lo sviluppo degli ultimi cinque anni è stato sbalorditivo: decine di hotel sono stati costruiti ed altrettanti ristrutturati fra le colline austriache della Stiria e del Burgerland, nella pianura ungherese intorno al lago Balaton, nella distesa slovena tra i fiumi Drava e Mura, aree in cui il termalismo era già  conosciuto da secoli, ma per niente utilizzato in tali dimensioni. L’ottimo rapporto qualità -prezzo è un altro buon motivo per scoprire questa regione.

Fra le colline della Stiria, l’originale assetto del Rogner a Bad Blumau, l’albergo progettato dall’architetto austriaco Friedensreich Hundertwasser (1928- 2000) come il paese di una fiaba, è in perfetta fusione con l’ ambiente: vale la pena vederlo, pure soltanto con Il pretesto di prendere un caffè. Lasciata l’auto in un parcheggio estrinseco (a meno che non si abbia una prenotazione), si percorre una via alberata di meli prima di intravedere l’edificio principale. ‘I canoni dell’architettura tradizionale forono ignorati, i pilastri rivestiti di mattonelle e frammenti di vetro, i tetti sono cupole dorate o si confondono con le alture d’attorno, le finestre non sono mai dritte. “Se lasci volteggiare le finestre, disegnandole con forme differenti, se aggiungi elementi irregolari alla facciata, un edificio può iniziare a vivere», scriveva Hundertwasser. L’interno possiede gli stessi giochi di materiali inusuali, le medesime bizzarrie architettoniche. L’hotel è¨ realizzato intorno a differenti piscine interne ed esterne a varie temperature, spiagge, giochi per bambini, aree riservate ai naturisti, ristoranti biologici e non, ed ogni specie di trattamento viene proposta per creare benessere, dal “suono transpersonale» al digiuno, dall’Ayurveda ai metodi tradizionali cinesi.

Continuando in direzione nord, a ogni incrocio di vie c’è un segnale che rimanda ad un Bad. Ci fermiamo a Bad Tatzmannsdorf: nel cuore del borgo sono conservate alcune case contadine della regione, che il tempo avrebbe Raso al suolo se non fossero diventate museo di se stesse. La Stiria e il Burgerland sono state per decenni terre di emigrati (il più famoso è¨ Arnold Swarzenegger) ma negli ultimi anni il fenomeno si è¨ fermato e sempre più austriaci apprezzano questo pezzetto di terra, che gode di un clima molto salutare, tanto che la passata stagione estiva sono state 25 le squadre europee di calcio a scegliere le sue colline per l’ abbandono dei loro atleti. In primavera i meli in fiore trasformano la Stiria in un tappeto candido, in autunno la vegetazione si tinge di ogni tonalità  di rubino e giallo. Girovagando nella campagna ci si può fermare a comprare il suo prodotto più autentico, l’olio di semi di zucca, prodotto in ogni casa contadina, mentre per uno spuntino o un pasto informale esistono gli agriturismo, i Buschenschanken, che offrono salumi, formaggi, verdure dell’orto, il vino del posto. Bad Tatzmannsdorf è¨ un must per gli appassionati della sauna: nel cuore Spannonia, accanto all’albergo Avita, si possono sperimentare tutte i modi possibili per rigenerarsi con salutari sudate.

Chi cerca l’Austria più tradizionale va invece a Bad Gleichenberg, con le terme storiche in un parco alquanto curato su cui si affacciano le ville dell’epoca Biedermeier, oppure a Bad Radkersburg, alla frontiera con la Siovenia, cittadina storica con una grande piazza, case rinascimentali e barocchi e, ovviamente, un parco termale assieme a una decina di piscine fra scivoli e cascate accanto al fiume Mura, lungo il quale fare lunghe passeggiate a piedi, in bici o a cavallo tra vigne. L’altra riva del fiume è¨ dominata da una fortezza (privato) dal cui parco si gode una bella vista della pianura slovena di Prekmurje insieme con i fiumi Drava e Mura, un area ancora incontaminata, ricca di animali (e di cacciatori), dove dentro alle cantine si produce lo «champagne» sloveno (lo definiscono Zlata penina o Srebrna penina).

In questo luogo un po’ di petrolio è¨ stato scoperto: nel centro Terme 3000 Moravske Toplice c’è perfino una vasca di acqua nerastra con residui di petrolio che, assicurano, fa assai bene alla cute, ma è¨ indicata solo a chi gode di buona salute perchè è un’acqua alquanto pesante. Questo centro viene considerato la capitale del termalismo sloveno: 4 hotel di varie categorie, un campeggio intorno a decine di vasche con acqua termale a differenti temperature (sono in più di 20, per un globale di 5 mila metri quadrati), bungalow nel bosco, campi da golf, casinò, tennis, bici, palestre, scivoli d’acqua, giochi per bambini ed un centro estetico-terapico notevolmente avanzato. Agli amanti della bici Terme 3000 propone una settimana di gite nella campagna con soste e pernottamenti in altre località  termali, nella cittadina storica di Ptuj, e la possibilità  di sconfinare in Austria e Ungheria. D’inverno le terme si abbinano allo sci a Maribor, la seconda città  slovena, ai piedi del monte Pohorje: proprio accanto agli impianti di risalita c’è il centro termale dell’hotel Habakuk, con vasche, jacuzzi e centro estetico.

La intima natura del termalismo si trova in Ungheria, dove un lago circondato da una fitto boscaglia è¨ alimentato da una fonte termale calda. Vi si accede da un lungo pontile di legno, che finisce con un fabbricato a forma di pagoda. D’inverno, mentre una esile coltre di vapore si leva dal lago, la pagoda pare sospesa sull’acqua. Ȉ il più grande lago termale attivo della terra e la sua sorgente, caldissima, conserva l’acqua a una temperatura costante di 37°C. Malgrado le innumerevoli indicazioni terapeutiche di acque e fanghi, ed i molti hotel e sorgenti naturali tutto attorno lo testimoniano, queste località  sono adatte anche a chi voglia unicamente distendersi in una località affascinante. Più a settentrione ci si può fermare a Sarvar, nel recente parco acquatico di Bukfurdo o a Sopron, una delle più belle cittadine ungheresi, dal nucleo storico barocco molto ben mantenuto. Ci troviamo ancora vicino al confine con l’Austria, non lontano da Bad Sauerbrunn o da Bad Tatzmannsdorf: il tour delle terme può iniziare nuovamente.

Le campagne arcadiche e le groppe tondeggianti delle colline tra Siurgus e Mandas rappresentano un collage di coltivi e pascoli. Siete appassionati di archeologia? Incuriositi da genetica, etnologia, antropologia, dagli enigmi di antiche civiltà? O sognate unicamente l’avventura? Ebbene, in questo luogo potete scovare quel che state cercando. A Goni si cammina nel mistero, lungo l’allineamento di menhir le tombe neolitiche di Pranu Mutteddu; a Senorbì la necropoli di monte Luna rammenta il periodo della occupazione punica con rinvenimenti d’ispirazione egizia come il serpente ureo e l’occhio di Horus. La Mater Mediterranea, una divinità femminile di 44 centimetri, ed il Miles Cornutus, un piccolo bronzo di guerriero con l’elmo e lunghe corna, ritrovati in queste campagne, propongono ancora una volta gli interrogativi sulla antica storia mediterranea, che continuano a Orroli, dinanzi al fascino ipnotico esercitato dalle possenti mura e dalle 5 torri rivestite di licheni rossi del nuraghe Arrubiu, coricato su un pianoro disseminato di macigni preistorici. Ad Orroli, casa Vargiu, un edificio padronale del 1500, è uno dei centri ispiratori del risveglio turistico della cittadina. Agostino e la madre Tonia ne hanno destinato una porzione a museo etnografico, e una porzione a ristorante in cui non solamente è possibile assaporare i piatti tipici ma perfino assistere alla preparazione delle ricette e alla cottura del pane nell’antico forno della casa. Un secondo motivo ha portato Orroli alla celebrità: la longevità degli abitanti, ultracentenari, il cui Dna è analizzato da équipe scientifiche di tutto il mondo. Il segreto dei centenari? Ve lo potranno mostrare loro stessi, grazie ai percorsi organizzati nell’ambito della proposta dell’associazione A Cent’annus, iniziato nel 2007 da un insieme di cinque giovani studentesse universitarie (info@viadeicentenari.it).

Low cost per tutti


Volare a prezzi bassi diventa facile pure per i disabili? Ecco come


Le compagnie aeree low cost hanno modificato la maniera di volare, rendendo piuttosto accessibili, in termini di prezzi, numerose destinazioni. Vale pure per gli individui disabili? Abbiamo cercato> di scoprirlo chiedendo ad alcune compagnie aeree low cost qual è la loro politica in merito, alquanto somigliante in tutte le situazioni. Alcuni esempio. Con Ryanair i passeggeri disabili che hanno bisogno di assistenza speciale dovranno informare la compagnia alla prenotazione (contattare il numero Ryanair Direct: tel. 02.69300302), per riuscire a rendere utilizzabile l’assistenza richiesta finanche il giorno stesso. Sul sito di Ryanair (www.ryanair.com/site/IT/) Tutti i dati nella sezione «Domande sui viaggi: necessità speciali». Deve essere tenuto presente che su ciascun volo Ryanair sono in grado di viaggiare non accompagnati sino a 4 passeggeri disabiIi con scarsa mobilità o non vedenti, per motivi di sicurezza. Questo poiché nell’eventualità di una condizione d’emergenza, i quattro assistenti di volo possano aiutare ognuno personalmente. Non esiste alcun limite, invece, per persone non vedenti che viaggiano con un assistente vedente. I cani guida vengono ammessi, ma non su tutte le rotte, ed è necessario avvertire al momento della prenotazione telefonica, tenendo presente che non sono in grado di essere imbarcati sullo stesso volo più di due cani guida per volta. Anche ,3 con Transavia (www.transavia.com/it; cali center: tel. 02. 69682615), compagnia low cost che nel 2004 ha riunito in un singolo marchio Transavia e Basiq Air, le attenzioni dedicate ai passeggeri disabili sono realmente innumerevoli e sul sito Internet della compagnia si possono trovare facilmente. Nel caso si desideri eseguire una prenotazione e si abbiano difficoltà motorie o sensoriali, è necessario riservare chiamando il cali canter (via Internet non è possibile indicare necessità di questo tipo), per avvisare all’atto della prenotazione la propria condizione, esporre le proprie condizioni e necessità e permettere alla compagnia di provvedere. Colui che viaggia con la sedia a rotelle deve comunicarlo almeno 72 ore prima e presentarsi all’imbarco per tempo. Per quanto concerne supporti ortopedici come, ad esempio, le stampelle, il trasporto sino a 15 kg di peso è gratuito. Se il peso è maggiore, viene applicata un costo bagaglio in sovrabbondanza di €5 al chilo. Anche se a bordo sono disponibili per l’acquisto snack e panini, comunque non è possibile ordinare un pasto vegetariano o appropriato a chi ha necessità alimentari specifiche.

L’aria serena di Finikia


In che modo passare una vacanza a ,Santorini capitale dell’arcipelago del piacere, ma fuori dalla calca? Scegliendo Finikia, piccolo abitato ad un chilometro da ,Oia sulla costa settentrione dell’isola, per andare a passeggio con relax fra le sue viuzze e godere della massima serenità . Dalle taverne vi inviteranno a saggiare il Vinsanto che producono sull’isola. Per il bagno, iI litorale di Baxedes. Per dormire: Finikia Piace Hotel (tel. 0030.22860.71373, www.finikiaplace.com); Lotza Studios (te!. 22860.71051. www.santorinilotza. gr); Heliophos Hotel (te!. 0030.22860.71886, www. heliophos.gr). Per mangiare: Finikia Restaurant let( 22860.71373) sul mare, al Finikia Piace; Krinaki Tavern (te!. 22860.71993), che garantisce anche una vista spettacolare sulla spiaggia di Baxedes.

L’ALTA VALLE DEL GUSTO


L’oliva majatica di Ferrandina si coltiva lungo l’alta vallata dell’Agri e tra le colline argillose del Materano. Produce un eccellente olio extravergine, ma numerose olive vengono destinate ad essere infornate e divengono una ghiottoneria. Almeno due formaggi lucani rappresentano eccellenze assolute: il casieddu ed il caciocavallo ottenuto dal latte della vacca podolica, una razza autoctona che vive allo stato semibrado. Il casieddu ha un insolito sapore di menta: gli proviene dal rimanere conservato, solo per qualche minuto, in un involucro contenente un po’ di cosiddetta «erba gatta» o nepeta. Vere e proprie guide ai prodotti tipici lucani sono gli Atlanti della tavola, tre volumi pensati e scritti dallo chef Federico Valicenti (suo è uno dei ristoranti migliori della Basilicata, il Luna Rossa a Terranova di Pollino) assieme a Antonella Millarte ed Elisa Forte, editi dalla Provincia di Potenza: il primo è uscito nel 2007, il secondo nel 2008 e il terzo sarà pronto nel 2009 (sono gratuiti, info: assessorato.turismo@provinciapotenza. it). Una delle protagoniste assolute della gastronomia lucana è la melanzana rossa di Rotonda, simile a un enorme pomodoro, più piccante e saporita di quella classica. È un prodotto tutelato dal marchio Dop e coltivato tra Rotonda, Viggianello e Castelluccio. Lo chef Valicenti la serve fritta con crostini e peperoni, bollita con zucchero a fianco dei formaggi del Pollino, soffritta a pezzi con aceto, servita di contorno alle costine di maiale.

È seguendo a monte il corso del Salandrella che le brulle falesie attorno a Craco divengono un’altra cosa. Il torrente si restringe in gole strette e fonde, i calanchi iniziano a salire per trasformarsi via via in roccia solida, guglie sempre più verticali, picchi dall’aspetto alpina. Rappresentano le cosiddette Dolomiti Lucane, torrioni in arenaria antichi di 15 milioni di anni, le cui forme bizzarre lasciano certamente a bocca aperta. Ambiente naturale per rapaci di qualsiasi famiglia, le Dolomiti conservano tra le loro pieghe due gioielli architettonici, Castelmezzano e Pietrapertosa. Il primo, testualmente adagiato su un fianco delle Murge, è uno dei paesi più scenografici d’Italia e il sito americano Budgettravel. com (delle guide Frommer’s) azzarda persino un bizzarro record: è Il più bel luogo del pianeta in mezzo a quelli <

Nella camera al piano terra dorme da settimane Domenico Fronti, l’archeologo che sta lavorando al restauro della fortezza. È assieme a lui che il giorno seguente salgo sino in vetta alla costa di San Martino. «Vedi questo buco nella roccia? Si osserva pure dal basso, probabilmente è da lui che prende il nome il paese», mi racconta. Ma da qua sopra non è l’origine del toponimo di Pietrapertosa ad affascinare di più. Seduti a fianco di quel che rimane dell’antica fortezza normanna, Il panorama spazia d’intorno per numerosi chilometri e il paesaggio è veramente bellissimo. Le valli a levante si rincorrono nel bagliore dell’alba e a mezzogiorno lo sguardo arriva sino al litorale di Metaponto. Furono i Greci a edificare questa cittadina, che offre la più bella visuale sulla Lucania selvaggia.