‘Europa’

A Soltanto mezz’ora di treno da Edimburgo, che della Scozia è la capitale amministrativa, si trova Glasgow, città  più grande per abitanti e indiscussa capitale morale del calcio e del rock. Queste, evidentemente, sono solo mie illazioni, poiché da queste parti la ben poco amena metropoli  scozzese che sorge sulle rive del fiume Clyde, coi suoi 800 mila abitanti circa, viene propagandata come quella dello shopping.

Non c’è alcuna guida turistica che non rimarchi come, a Glasgow, si possano vedere i più bei negozi di tendenza di tutta la Gran Bretagna, Londra esclusa. Solamente che, se siete italiani, di vedere un punto vendita Armani o Dolce & Gabbana, nella Merchant Area di Glasgow, è facile che vi interessi ben poco. Magari è meglio fare un salto alla Gallery of Modern Art o alle diverse opere dell’architetto Charles Maclntosh che sorgono in giro per la città .

Per la cronaca Maclntosh sta a Glasgow come Gaudi sta a Barcellona. Ambedue hanno reso proprie le città  nelle quali hanno vissuto, cambiandone per sempre i connotati (che detto così pare una cosa brutta ma non lo è). Solamente che Glasgow non è Barcellona, malauguratamente, e allora, dopo aver proiettato lo sguardo su Buchanan street e Sauchiehall street, le vie del movimento, e visitato la cattedrale, alquanto defilata dal resto della città , mi sono aggirato per il periferico quartiere universitario.

 Poi ho visitato il villaggio di Hillhead, nel West End, e, dopo essere andato in pellegrinaggio presso il Clyde Scottish Exibition and Conference Centre (detto l’armadillo, vedere per comprendere…), ennesima opera di quel genio di Norman Foster, eretta sulla riva del fiume che taglia la parte sud di Glasgow, non mi è rimasto nient’altro da fare che chiudermi al Garage, al 490 di Sauchiehall ,teerts locale in cui tutte le sere va di scena qualche concerto di band locali. Perchè, se Edimburgo è la città delle parole, non esistono dubbi, Glasgow è quella della musica.

Sia che si tratti delle strade piene di curve e un po’ spaventose sotto l’ombra del maniero, di quelle più o meno malfamate della zona del porto, mattoni a vista e lattine di birra per terra, oppure di quelle dal gusto mitteleuropeo della città  nuova, larghe e imponenti, non c’è angolo di Edimburgo che non dichiari come questa sia una città  rivolta alla produzione letteraria. Non prendendo in cosiderazione il fatto che è impossibile non accorgersi della presenza degli scrittori che da queste parti hanno vissuto o vivono, a Edimburgo è proprio l’atmosfera che si respira a essere letteraria, come se si procedesse tra le righe di una narrazione.

Accade a Roma con la storia, a Firenze con l’arte, a Londra con la musica. Non è dunque un caso che l’Unesco l’abbia scelta come Capitale europea della Letteratura. Sul confine tra la città vecchia e la nuova, lungo l’arteria di Princess street, troviamo il Sir Walter Scott of Scotland Monument, che con 281 scalini e l’imponente effigie si candida ad essere il più colossale tributo che uno stato abbia mai costruito per un autore. Dalle nostre parti famoso per il romanzo, Scott considerato dagli scozzesi un vero padre della nazione, capace con la scritti di restituire al paese una propria identità , alla faccia del nemo propheta in patria.

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In che modo si fa a convertire una metropoli industriale afflitta da perenne congiuntura economica in un luogo di richiamo turistico mondiale? Dobbiamo domandare ai governanti di Bilbao.

Con una amministrazione di concretezza, con abili operazioni di promozione e con scelte non provinciali sono stati capaci di modificare il profilo della cittadina basca, sino a farla divenire una specie di destinazione obbligata per ciascun appassionato di architettura contemporanea. Hanno chiamato alcuni degli architetti più affermati al mondo per dare alla loro creatività opere importanti, senza badare al bilancio più di tanto.

Uno lo hanno trovato pressoché in casa, Santiago Calatrava, e gli hanno commissionato la ricostruzione dell’aeroporto oltre ad un ponte sul fiume Nervion. Un secondo l’hanno cercato oltre la Manica, tra quella aristocrazia di Sua Maestà britannica che ha acquisito il titolo con l’ingegno: sir Norman Foster. Gli hanno domandato di plasmare una metro pulita ed efficiente. E il baronetto ha obbedito, come sa fare lui. Un altro ancora, Frank Gehry, l’hanno beccato oltre l” Atlantico, dove i pescatori baschi si sono spinti per secoli dietro ai banchi di ,merluzzi Gli hanno concesso carta bianca per costruire un centro museale che facesse sensazione. Il suo Guggenheim al giorno d’oggi la fa.

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Innsbruck


Fermata d’autobus. Sciatori in tuta e scarponi attendono vicino a uomini d’affari in soprabito, giacca e cravatta impeccabili. Un gruppetto variopinto di skateboarder con i jeans strappati e le tavole da sci sottobraccio si affianca ad alcuni melomani in cappotto e marsina, pronti a partecipare all’opera. Ci troviamo ad Innsbruck, Tirolo, Austria, e sono le otto di sera, l’ora degli incroci. La popolazione della neve che si attarda a bere nei caffè del doposci incontra chi ha finito di lavorare e si prepara ad impossessarsi della notte. I riti alpini e quelli urbani si mischiano con spontaneità, gli stili più vari convivono e si fondono con armonia. Sarebbe strampalato dappertutto, ma non ad Innsbruck. Poiché se Venezia è la consorte del mare, la località austriaca è la consorte della montagna. «Non esiste in Europa un’altra metropoli dello sci come Innsbruck spiega Rudi Federspiel, consigliere provinciale. «Ha 120 mila abitanti, 18 musei, un’università con 25 mila studenti ed è la sede del amministrazione del Tirolo. Allo stesso tempo è una stazione invernale a tutti gli effetti, assieme a nove comprensori sciistici raggiungibili in pochissimi minuti». Ci si può muovere ogni mattino per visitarne uno nuovo, una settimana di ferie non basta. Ma la varietà non si ferma alle piste (280 chilometri solamente per la discesa, senza contare gli itinerari per iI fondo e lo slittino, per le passeggiate a piedi e con racchette). Iniziamo dal soggiorno. Si può dormire in città, in uno dei tantissimi skihotel in offerta con skipass e trasporto sugli skibus sino agli impianti, e assaporare tutte le comodità di un capoluogo allegro e ben organizzato, con negozi, ristoranti, locali. Altrimenti si può prediligere, come base, uno dei 25 villaggi tradizionali attorno, all’insegna della serenità e del riposo. L’intreccio con la montagna è ordinario ad Innsbruck, come levarsi i vestiti di tutti i giorni e indossare una tuta da sci. Sono normali anche le tante piccole attenzioni verso i turisti, tipiche della consuetudine austriaca. Sono nuove invece quelle dedicate agli italiani, dopo anni difficili nei quali numerosi tirolesi erano freddi per cause politiche, un’eredità del passaggio del Sud Tirolo al nostro Paese, come Alto Adige. Alcuni fingevano di non comprendere la nostra lingua. «Al giorno d’oggi tutto è cambiato», chiarisce Rudi Federspiel. «Cerchiamo di coccolare gli ospiti italiani. Sulla tavola dei ristoranti si trovano già il pane, l’aceto e l’olio. Camerieri e personale d’albergo parlano l’italiano. I turisti del vostro Paese sono sempre più numerosi». Un giro nel centro storico consente di rendersi conto della singolare abbondanza artistica e culturale di Innsbruck. Nelle strade medievali che si dispiegano a ventaglio dall’ abitazione dei principi del Tirolo, ornata dal famoso bovindo del Tettuccio d’Oro, trovano collocazione monumenti importanti come la torre civiva e il Palazzo imperiale , gli edifici gotiche borghesi e la sala del tesoro di Massimiliano I. Questo principe del tardo Quattrocento, principale creatore della grandezza degli Asburgo con le armi e con un’accorta amministrazione matrimoniale (le figlie andarono spose ai più importanti sovrani d’Europa), cacciatore di camosci ed amante della montagna, fece di Innsbruck la sua capitale. La città lo ripaga adesso con una importante mostra a lui dedicata, Trionfo di un imperatore. Appena all’esterno dalla Città antica inizia la salita. Vicino allo zoo Alpino, con oltre 2.000 esemplari di 150 varietà autoctone, parte il trenino a cremagliera che supera l’lnn e conduce alla teleferica del Nordpark, il più vicino dei nove comprensori. Questa area di Innsbruck, alta sopra il fiume, assomiglia già ai borghi tipici dei dintorni; case tradizionali con mura tinteggiate di bianco, travi a vista e tetti spioventi, strade piccole raccolte attorno ad una chiesetta, visione panoramica sul fondovalle. Sul fianco opposto della conca montuosa in cui è adagiata la città, dove ha trovato miracolosamente posto anche un aeroporto che mette in difficoltà i piloti non esperti, si aprono gli ulteriori comprensori, rivolti a mezzogiorno. Sorgono vicino a località come Rinn, Aldrans (con l’ adiacente fortezza di ,)sarbmA Igls, Patsch, Mutters, Natters, G6tzens, Axams, Oberperfuss, Ranggen e altre ancora: rappresentano i 25 caratteristici «borghi di vacanza» (come li definiscono in questo luogo) censiti nei dintorni di Innsbruck. Il solo differente dagli altri, perché non è un villaggio rurale, ma una manciata di case sopra un passo di alta quota, è ,iathùK in fondo alla valle di Sellrain. Qui l’edificio più antico è lo Jagdschloss, ex casino di caccia di Francesco Giuseppe I e adesso albergo. Lo gestisce un lontano consanguineo dell’imperatore, il conte Christian Graf di Stolberg-Stolberg. «La proprietà venne donata a mia nonna per le nozze», dice. «Mio padre la trasformò in un resort di caccia aperto a tutti, attualmente è un resort senza caccia. Qui viviamo gli inverni del buon tempo antico, assieme a tanta neve e paesaggi incontaminati, in una dimora che è un pezzo di storia asburgica, ma mantiene una calda atmosfera familiare». Lasciamo le stanze accoglienti del conte, con mura spesse addirittura un metro, interni rivestiti di legno, mobili in stile tirolese, per tornare ad Innsbruck, dove ci aspetta un tuffo nel presente: la visita agli impianti olimpici. Assieme a St. Moritz, questa è l’unica centro al mondo ad aver ospitato due Olimpiadi Invernali (nel 1964 e nel 1976). Si era anche offerta per una terza, ma il governo austriaco ha deciso che sarebbe stato troppo ed ha preferito come candidata Salisburgo (sconfitta poi per il 2010 da Vancouver). Insbruck era pronta, a parte l’ assenza di un villaggio olimpico (le palazzine degli atleti sono state riconvertite in condomini). Il vecchio trampolino Bergisel è stato rifatto nel 2002 su progetto dell’architetto Zaha Hadid ed è adesso una torre avveniristica in vetro e acciaio, con un ristorante in vetta. Il suo profilo inconsueto è già un contrassegno inequivocabile della città. Anche lo stadio del ghiaccio e la pista di bob olimpici sono conformi agli standard moderni degli impianti sportivi. Non lo è piuttosto lo stadio di calcio, che è nuovo, ma sarà ampliato per poter accogliere alcune partite degli Europei del 2008, nonostante le proteste di numerosi residenti. Ma nemmeno Innsbruck, a quanto sembra, può sopravvivere solo di sci.

Aghios Konstantinos da vedere.

E, se ve la sentite, scendendo 270 scalini giungete a Korfos, l’ antico porto dell’isola dove arrivano le barche dei pescatori che riforniscono di pesce fresco i ristoranti. Nella parte nord, Riva, attracco dei traghetti da fuori, e la chiesa di Aghia ,Irini con una vicenda caratteristica: è stata costruita nel XlII secolo dal conquistatore veneziano Markos Sanoudos ed il suo appellativo, Santa Irini in Ialino, battezzò unendo i due vocaboli la celebre isola (Santorini). Sulla costa est, caratterizzata da gole scavate nella roccia, invece, si trovano Agrilla (con la sorpresa di cantine dove assaggiare vino bianco, meglio se accompagnato da una fetta di chloro, il formaggio dell’isola, e Panaghiaton Eisodion, una chiesa dall’architettura difforme da quella caratteristica cicladica) e Potamos (dalle bianche case inondate di gerani e bouganville col centro sovrastato dalle chiesette di Aghios Dimitrios e Panaghia i Giatrissa). Da gustare pure il panorama da Kera, sulla costa sudest.

Credevano di aver trovato il petrolio, trent’anni addietro, alla frontiera fra Austria, Ungheria e Siovenia. Invece, a mille e più metri di profondità , c’era soltanto acqua. Termale, calda, ricchissima di minerali, ma acqua, solamente acqua. L’ amarezza fu rovente, in seguito tanto perforare. Quell’immenso abisso caldo oggi alimenta la più ampia area termale d’Europa, una Disneyland delle acque assieme a un’offerta senza pari di trattamenti estetici, curativi, rilassanti o semplicemente ludici. D’estate come d’inverno, sorgenti naturali sgorgano in centinaia di vasche di centri termali e hotel di qualunque tipo: testimonianze di socialismo reale si incontrano ancora nelle strutture preferite da Tito e colleghi (laddove sono in corso sostanziali restyling), ma la maggior parte sono resort moderni o di gran classe, in cui è facile passare intere giornate a bagno, alternando bagni caldi al nuoto in acqua minerale più fresca, saune e massaggi, cure specifiche per la cute o le articolazioni; dopo si puà mangiare, prendere il tè delle cinque e distendersi nelle «aree-silenzio» dove leggere su comode sedie a sdraio e lasciare che finalmente il sonno abbia il sopravvento.

Grazie alla scoperta dell’acqua calda, queste aree agricole di frontiera laddove correva la Cortina di Ferro, hanno posto in luce la loro propensione, incoraggiate anche dai fondi della Comunità  europea per l’integrazione delle ex aree di confine (3 milioni di euro in tre anni) che ha consentito di istituire il marchio European Spa World, assieme a quaranta località  consorziate ed un solo centro di prenotazioni. Lo sviluppo degli ultimi cinque anni è stato sbalorditivo: decine di hotel sono stati costruiti ed altrettanti ristrutturati fra le colline austriache della Stiria e del Burgerland, nella pianura ungherese intorno al lago Balaton, nella distesa slovena tra i fiumi Drava e Mura, aree in cui il termalismo era già  conosciuto da secoli, ma per niente utilizzato in tali dimensioni. L’ottimo rapporto qualità -prezzo è un altro buon motivo per scoprire questa regione.

Fra le colline della Stiria, l’originale assetto del Rogner a Bad Blumau, l’albergo progettato dall’architetto austriaco Friedensreich Hundertwasser (1928- 2000) come il paese di una fiaba, è in perfetta fusione con l’ ambiente: vale la pena vederlo, pure soltanto con Il pretesto di prendere un caffè. Lasciata l’auto in un parcheggio estrinseco (a meno che non si abbia una prenotazione), si percorre una via alberata di meli prima di intravedere l’edificio principale. ‘I canoni dell’architettura tradizionale forono ignorati, i pilastri rivestiti di mattonelle e frammenti di vetro, i tetti sono cupole dorate o si confondono con le alture d’attorno, le finestre non sono mai dritte. “Se lasci volteggiare le finestre, disegnandole con forme differenti, se aggiungi elementi irregolari alla facciata, un edificio può iniziare a vivere», scriveva Hundertwasser. L’interno possiede gli stessi giochi di materiali inusuali, le medesime bizzarrie architettoniche. L’hotel è¨ realizzato intorno a differenti piscine interne ed esterne a varie temperature, spiagge, giochi per bambini, aree riservate ai naturisti, ristoranti biologici e non, ed ogni specie di trattamento viene proposta per creare benessere, dal “suono transpersonale» al digiuno, dall’Ayurveda ai metodi tradizionali cinesi.

Continuando in direzione nord, a ogni incrocio di vie c’è un segnale che rimanda ad un Bad. Ci fermiamo a Bad Tatzmannsdorf: nel cuore del borgo sono conservate alcune case contadine della regione, che il tempo avrebbe Raso al suolo se non fossero diventate museo di se stesse. La Stiria e il Burgerland sono state per decenni terre di emigrati (il più famoso è¨ Arnold Swarzenegger) ma negli ultimi anni il fenomeno si è¨ fermato e sempre più austriaci apprezzano questo pezzetto di terra, che gode di un clima molto salutare, tanto che la passata stagione estiva sono state 25 le squadre europee di calcio a scegliere le sue colline per l’ abbandono dei loro atleti. In primavera i meli in fiore trasformano la Stiria in un tappeto candido, in autunno la vegetazione si tinge di ogni tonalità  di rubino e giallo. Girovagando nella campagna ci si può fermare a comprare il suo prodotto più autentico, l’olio di semi di zucca, prodotto in ogni casa contadina, mentre per uno spuntino o un pasto informale esistono gli agriturismo, i Buschenschanken, che offrono salumi, formaggi, verdure dell’orto, il vino del posto. Bad Tatzmannsdorf è¨ un must per gli appassionati della sauna: nel cuore Spannonia, accanto all’albergo Avita, si possono sperimentare tutte i modi possibili per rigenerarsi con salutari sudate.

Chi cerca l’Austria più tradizionale va invece a Bad Gleichenberg, con le terme storiche in un parco alquanto curato su cui si affacciano le ville dell’epoca Biedermeier, oppure a Bad Radkersburg, alla frontiera con la Siovenia, cittadina storica con una grande piazza, case rinascimentali e barocchi e, ovviamente, un parco termale assieme a una decina di piscine fra scivoli e cascate accanto al fiume Mura, lungo il quale fare lunghe passeggiate a piedi, in bici o a cavallo tra vigne. L’altra riva del fiume è¨ dominata da una fortezza (privato) dal cui parco si gode una bella vista della pianura slovena di Prekmurje insieme con i fiumi Drava e Mura, un area ancora incontaminata, ricca di animali (e di cacciatori), dove dentro alle cantine si produce lo «champagne» sloveno (lo definiscono Zlata penina o Srebrna penina).

In questo luogo un po’ di petrolio è¨ stato scoperto: nel centro Terme 3000 Moravske Toplice c’è perfino una vasca di acqua nerastra con residui di petrolio che, assicurano, fa assai bene alla cute, ma è¨ indicata solo a chi gode di buona salute perchè è un’acqua alquanto pesante. Questo centro viene considerato la capitale del termalismo sloveno: 4 hotel di varie categorie, un campeggio intorno a decine di vasche con acqua termale a differenti temperature (sono in più di 20, per un globale di 5 mila metri quadrati), bungalow nel bosco, campi da golf, casinò, tennis, bici, palestre, scivoli d’acqua, giochi per bambini ed un centro estetico-terapico notevolmente avanzato. Agli amanti della bici Terme 3000 propone una settimana di gite nella campagna con soste e pernottamenti in altre località  termali, nella cittadina storica di Ptuj, e la possibilità  di sconfinare in Austria e Ungheria. D’inverno le terme si abbinano allo sci a Maribor, la seconda città  slovena, ai piedi del monte Pohorje: proprio accanto agli impianti di risalita c’è il centro termale dell’hotel Habakuk, con vasche, jacuzzi e centro estetico.

La intima natura del termalismo si trova in Ungheria, dove un lago circondato da una fitto boscaglia è¨ alimentato da una fonte termale calda. Vi si accede da un lungo pontile di legno, che finisce con un fabbricato a forma di pagoda. D’inverno, mentre una esile coltre di vapore si leva dal lago, la pagoda pare sospesa sull’acqua. Ȉ il più grande lago termale attivo della terra e la sua sorgente, caldissima, conserva l’acqua a una temperatura costante di 37°C. Malgrado le innumerevoli indicazioni terapeutiche di acque e fanghi, ed i molti hotel e sorgenti naturali tutto attorno lo testimoniano, queste località  sono adatte anche a chi voglia unicamente distendersi in una località affascinante. Più a settentrione ci si può fermare a Sarvar, nel recente parco acquatico di Bukfurdo o a Sopron, una delle più belle cittadine ungheresi, dal nucleo storico barocco molto ben mantenuto. Ci troviamo ancora vicino al confine con l’Austria, non lontano da Bad Sauerbrunn o da Bad Tatzmannsdorf: il tour delle terme può iniziare nuovamente.

L’aria serena di Finikia


In che modo passare una vacanza a ,Santorini capitale dell’arcipelago del piacere, ma fuori dalla calca? Scegliendo Finikia, piccolo abitato ad un chilometro da ,Oia sulla costa settentrione dell’isola, per andare a passeggio con relax fra le sue viuzze e godere della massima serenità . Dalle taverne vi inviteranno a saggiare il Vinsanto che producono sull’isola. Per il bagno, iI litorale di Baxedes. Per dormire: Finikia Piace Hotel (tel. 0030.22860.71373, www.finikiaplace.com); Lotza Studios (te!. 22860.71051. www.santorinilotza. gr); Heliophos Hotel (te!. 0030.22860.71886, www. heliophos.gr). Per mangiare: Finikia Restaurant let( 22860.71373) sul mare, al Finikia Piace; Krinaki Tavern (te!. 22860.71993), che garantisce anche una vista spettacolare sulla spiaggia di Baxedes.

Valle dell’lnn – Le vie del vetro d’autore


Solamente Il palazzo reale di Schonbrunn a Vienna ha più visitatori, in Austria. I Mondi di Cristallo Swarovski rappresentano Il secondo richiamo nazionale, con 720 mila spettatori nel 2004. Sorto nel 1995 per celebrare i cent’anni dell’azienda, questo piccolo museo a Wattens (poco ad est di Innsbruck, subito dopo la pittoresca cittadina di Hall, vecchia capitale del Tirolo) ha avuto un trionfo incredibile, al di là  di ogni predizione, e si è via via ampliato per agevolare il flusso di pubblico (info: let 0043.5224.51080, www.swarovski.com/kristallwelten). Attualmente ha un accesso sfarzoso con una fontana imponente e 13 camere interne con opere in cristallo di un gruppo di artisti internazionali, guidati da Andrea Heller. Daniel Swarovski, creatore dell’azienda di Wattens nel 1895, proveniva dalla Boemia e trovò in questo luogo nella valle dell’lnn numerosi artigiani che già  sapevano lavorare brillantemente il cristallo. La tradizione è rimasta. Nel borgo medievale di Rattenberg quasi tutti i negozi sono botteghe di oggetti in vetro soffiato e cristallo, dai souvenir di pochissimi euro alle vere opere d’arte. A Kufstein, al confine con la Germania, si trova la cristalleria Riedel, famosa per calici e bicchieri. Nello stabilimento si possono ammirare i soffiatori al lavoro tel. ( 0043.5372.64896, www.riedel.com).

montagna.jpgViaggiare in Francia non significa solo visitare Parigi, ci sono centinaia di luoghi molto interessati e meno gettonati dai turisti superficiali.

La cittadina si trova in Provenza, regione francese nota ai più per le profumate coltivazioni di lavanda, si trova nel sud-est della francia. Avignone è una piccola cittadina che diventa famosa nel 14° secolo come importante centro culturale grazie all’apporto di Papa Clemente V, a tutt’oggi mantiene vive le sue radici culturali grazie a numerose manifestazioni, la più famosa delle quali è il Festival d’Avignone che si tiene tutti gli anni in luglio e richiama migliaia di visitatori.

Una delle cose da non perdere di Avignone è il Palazzo Fortificato dei Papi, del 14° secolo, al suo interno un numero infinito di stanze e sale decorate finemente che rendono efficacemente l’idea dello sfarzo del tempo.

Altro manufatto da non perdere è il Pont St Benezet, costruito nel 12° secolo per unire Avignone alla vicina Villeneuve-Avignon. Si tratta del famosissimo Pont’Avignon citato in una famosa filastrocca francese per bambini. Una volta era lungo 900 metri ma successive ricostruzioni lo hanno modificato sino allo stato attuale dopo il crollo parziale del 15° secolo.

Avignone ha un suo aereoporto che dista circa 8 km dal centro, in alternativa si può atterrare a Nizza o Marsiglia, la città è servita dal TGV, quindi anche il viaggio in treno è rapido e piacevole.

L’ospitalità è garantita da molti hotel ad Avignone, vasta è la scelta sia di tipologia che di prezzo. Insomma una meta decisamente interessante per chi vuole visitare la provenza ed il sud della Francia.

Probabilmente sarà  il mio prossimo viaggio, sono appassionato del nord Europa, ho visitato più volte la Finlandia in inverno, per l’estate invece credo opterò per la Norvegia nella regione dei fiordi.

E’ possibile viaggiare low cost verso Oslo con Ryanair da Orio al Serio e da Pisa, il volo è abbastanza breve.

Una volta giunti ad Oslo è possibile raggiungere la regione dei Fiordi in poche ore, sia con i mezzi pubblici che con l’auto (credo opterò per questa seconda opzione).

Bergen è una cittadina molto vitale, di origine medievale, propone diversi musei ed attrazioni, oltre ovviamente alle visite dei fiordi. Per chi vuole dedicarsi alle visite ai musei l’amministrazione comunale mette a disposizione la Bergen Card che consente di usufruire di notevoli sconti sia sui mezzi pubblici che sugli ingressi ai musei.

Non si tratta certo di una vacanza modaiola ma piuttosto di una full immersion nella natura incontaminata del grande nord e nella antica cultura norvegese.

pranzo.jpg

Un viaggio che desidero da tempo fare è in Portogallo, di questa nazione un po’ particolare vorrei visitare la regione dell’ Alentejo che si trova nel sud del Portogallo, dai confini con la Spagna sino all’oceano Atlantico.

Quello che mi affascina di questa regione è principalmente il suo territorio che è composto da zone molto diverse tra di loro, ricco di natura rigogilosa e di antiche vestigia del passato.

Se un giorno mi deciderò a fare questo viaggio allora senza dubbio userò la cittadina di Evora, che fa parte dichiarata patrimonio dell’umanità  dall’ UNESCO come base per le mie escursioni, senza dimenticare di passare almeno un paio di giorni nella capitale: Lisbona, dove arriverò  con un comodo volo di linea, oppure con un’auto se decisessi di usare Ryanair e quindi atterrassi in un’altra interessantissima città  : Oporto.

Credo che soggiornerò in una posada, antichi edifici rurali ristrutturati e convertiti in resort o agriturismi, penso si il modo migliore per conoscere davvero questa terra.

Mi riprometto di visitare i vari castelli di cui è disseminata la regione e di godere appieno la natura, ovviamente non mi dimenticherò  di passare qualche giorno al mare, sull’oceano, cosa che non ho mai fatto.

Segnalo, per chi intraprendere questo viaggio, il parco naturale del sudoeste, partendo da Muertola si può visitare il parco che comprende le famose cascate  di Pulo do Lobo, alte più di 20 metri.

Bene, mi fermo quà  e mi riprometto di darvi ulteriori dettagli quando ci sarò  andato per davvero, intanto se qualcuno che legge c’è stato e vuol raccontarci qualcosa è il benvenuto.

Siamo molto vicini a Natale, i bambini fremono, aspettano i regali ….

Che regalo sarebbe fargli incontrare Babbo Natale in persona ? Che dite? impossibile?

Assolutamente no, basta avere voglia di organizzarsi e si può donare ai propri bambini un’esperienza indimenticabile, un incontro col mito dei bimbi, il buon vecchio caro Santa Claus.

Ma dove abita Babbo Natale ? Secondo i Finlandesi abita in un piccolo villaggio, proprio sulla linea del circolo polare artico, accanto alla città   finlandese di Rovaniemi.

Rovaniemi è facilmente raggiungibile in aereo, con voli di linea sino ad Helsinky e poi con una breve tratta interna sino alla cittadina lappone. Certamente questo non è il metodo più economico, ma di certo il più veloce.

Chi volesse invece risparmiare può avvalersi della Ryanair, che vola direttamente da Orio al serio a Tampere, poi da Tampere con un vagone letto che viaggia tutta la notte ed una spesa di poco superiore ai 50 euro vi ritroverete a Rovaniemi.

In alternativa potete affittare un’auto e percorrere i poco più di 700 Km che separano Tampere da Rovaniemi, considerate che l’auto vi permetterà  una maggiore autonomia, nonostante i mezzi pubblici in finlandia funzionino benissimo e siano assolutamente abbordabili dal punto di vista economico.

Oggi vorrei presentarvi questo blog molto ben realizzato che scrive sul nostro argomento preferito: i Viaggi.

Molto interessanti gli itinerari presenti, in particolare quello su Barcellona, dove è molto ben spiegato quello che convine o non conviene fare nella città catalana, apprezziamo molto la cura dei particolari nel descrivere le varie attrattive.

Non mancano i riferimenti culturali e gli approfondimenti. Il blog permette di iscriversi e proporre i propri articoli, oltre che di lasciare commenti sui post presenti, fateci un giro, non ve ne pentirete.