‘Italia’
La Sardegna è veramente l’isola delle sorprese. E la prima rivelazione è quella di un retroterra di inaspettata bellezza, che non disillude colui che ha già scoperto le splendide coste. "Meraviglioso spazio attorno e spazio da viaggiare, niente di esaurito, nulla di conclusivo è come la libertà stessa". Sono le parole scelte dallo scrittore britannico D.H. Lawrence per narrare la suo sosta sull’isola nei primi giorni del Novecento, parole che tornano alla mente attraversando i territori delle Marmille, Sarcidano, Arci- Grighine e le due Giare. Un’area estesa su oltre 900 km quadrati nella Sardegna sud occidentale divisa tra le provincie di Oristano e Cagliari, tutta da rivelare per la straordinaria abbondanza del patrimonio ambientale e culturale. I sinuosi colli appaiono improvvisamente in mezzo a frutteti, oliveti e appezzamenti coltivati, alternandosi ad impervi torrioni rocciosi, canyon spettacolari e vallate coperte di boscaglie che marcano l’inizio delle austere terre del Sarcidano, a seguire i boschi, le cascate, i paesaggi mozzafiato e le infinite solitudini che portano sino al litorale, dentro l’ ampia superficie protetta del Monte Arci e ancora la bellezza delle giare, gli altopiani basaltici laddove in mezzo a alle sughere piegate dal maestrale risaltano in primavera le bianche fioriture dei ranuncoli, rendendo ancor più pittoresche i bradi galoppi dei cavallini.
Sono posti dai panorami mutevoli, dove si nascondono testimonianze che parlano della presenza dell’uomo in queste terre sin dal inizio della Storia. Resti di antica testimonianza sono dappertutto, a Morgongiori, ad Asuni, a Nureci, a Senis, a Pompu, mentre le sepolture ipogeiche a domus de janas si possono vedere a Genna Salixi, Serra Longa e Bigia ‘e Monti a Gonnostramatza. Tantissime sono le vestigia nuragiche, emblema della storia antichissima dell’isola, assieme ai suoi paeselli, templi ipogeici e tombe dei giganti. Ma non termina qui lo straordinario patrimonio di queste terre, alle falde del Monte Arci si schiudono le cave da cui si estraeva l’ossidiana, il preziosissimo elemento vulcanico impiegato ancor prima dell’età dei metalli per la produzione di lame. Una spedizione dentro alle Marmille, Sarcidano,Arci,Grighine si può ideare in tutte le stagioni, ospiti di edifici storici in mattoni di terra cruda trasformati in hotel a 4 stelle, centri termali, bed & breakfast, agriturismi. Impossibile annoiarsi in queste zone, prima di tutto grazie all’impegno di 4 consorzi (Due Giare, Parco Naturale del Monte Arci, Sa Perda ‘e Iddocca, Sa Corona che dando vita a percorsi a tema, eventi, mostre e sagre animano la vita ed il calendario dei 44 comuni dell area. Ad Asuni, si va per il Festival del Cinema a luglio e per il Festival Parole e Visioni di fine settembre, a Baradili si fa festa tra i selciati incorniciati da vecchie case in sasso nella circostanza delle Olimpiadi del Gioco Tradizionale della Sardegna, al Concorso I Sapori di Ieri 44 comuni festeggiano la gastronomia locale offrendo degustazioni di pasta, pane, olio, formaggi, miele, zafferano e dolci alle mandorle. E poi per chi ha ancora fame di cultura, esistono i musei archeologici, ambientali ed etnografici. Fra tutti, sono da non perdere le sale del Museo del territorio di Villanovaforru che espone diorami di ambienti naturali e allestisce mostre temporanee. Ma sono di enorme attrattiva anche i musei dedicati all’arte tessile ed al tappeto a Mogoro e Morgongiori, il Museo Casa Steri a Siddi sulle tradizioni agroalimentari, quello della civiltà contadina a Gonnosnà e quello del balocco antico di Ales, che simboleggiano uno dei tanti buoni motivi per un esplorazione nella Sardegna più inconsueta splendida, selvaggia eppure modellata attraverso tocco impalpabile e cortese dalla mano dell’uomo, in un dipinto vivente dove natura, cultura e tradizioni si compongono ad arte per concedere emozioni difficili da scordare.
Ma esistono sardi anche più vecchi. [ millenari nuragici che sul altopiano della Giara di Serri edificarono un abitato fortificato ed un santuario con tempio a pozzo dove celebravano riti e feste religiose. Alle pendici di questo isolato altopiano, a Gergei, vive Emilio, pastore di un ridotto gregge che per sopravvivere alla crisi economica (il latte al giorno d’oggi viene pagato meno che nel 1983, la lana si getta via) ha ideato Sardinia Farm, una fattoria on-line (www.sardiniafarm.com) per adottare a distanza una pecora. E i benefattori come contropartita ottengono forme di pecorino casalingo. Emilio è eccezionale. Con il suo viso incorniciato da una barba bianca che pare fatta con la lana snobbata delle sue pecore, è uno degli ultimi testimoni di una Sardegna pressoché perduta, che rimane in contatto con il mondo attraverso il web.
È il suo metodo di garantirsi un domani. Potenzialmente. Di certo c’è che in queste zone i profeti della «decrescita», i proclamatori della vita elementare, come lo studioso di economia francese Serge Latouche, ne avrebbero di cose da capire da questa concretezza che tesse l’arcaico con il moderno intrecciando i fili della memoria assieme a tecniche nuove. Come al Museo del rame e del tessuto di Isili in cui si scoprono oggetti di antica fattura con il sottofondo jazz di Enzo Favata. In aggiunta al ripristino delle antiche botteghe del rame, al museo incuriosisce la vicenda dei ramai, venditori girovaghi attraverso le vie dell’isola e custodi del segreto dell’Arbaresca, un codice linguistico dalle origini in buona parte oscure. Ai margini del borgo svetta la torre del nuraghe Is Paras: ha 3.500 anni e assieme a i suoi 12 metri è il più elevato tra i 7 mila monumenti nuragici in Sardegna (informazioni visite museo e nuraghe: Coop. Sa Frontissa, te!. 0782.80264).
Sul trenino delle ferrovie secondarie in partenza dalla stazione del paese, si raggiunge la Barbagia, con visuale su panorami spettacolari di boscaglie e monti. Si costeggia il lago Flumendosa prendendo la via di Lanusei, o il laghetto di [s Barrocus nel caso che si sceglie di dirigersi in direzione di Sorgono, una cittadina alle falde del Gennargentu, collocato in posizione centrale rispetto ai laghi Omodeo e Gusana. Dopo la sua costruzione, negli Anni 20, l’Omodeo mantenne il record di lago artificiale più grande del mondo, in seguito d’Europa, e adesso d’Italia. Sul lago di Gusana, in direzione opposta, il panorama diventa quasi alpino, lungo le rive e le vallate intorno al lago si snodano tantissimi sentieri da percorrere a piedi o a cavallo sino alle colline del Gennargentu (Centro ippico Taloro, te!. 0784.58422). Ci si sente esploratori, viceversa, remando a bordo di una canoa sulle acque del Cedrino, a poca distanza da Dorgali. I monti calcarei del Supramonte, aspri e tormentati, si innalzano come un baluardo ciclopica lungo le rive verdi di boschi e di macchia. Si naviga nella quiete, in cerca di approdi tranquilli sino alle chiare sorgenti carsiche di Su Gologone e da qua raggiungere a piedi le grotte di Sa Oche (la voce) e Su Entu (il vento), altrimenti arrampicarsi sulla vetta del monte di Tiscali, fra le rovine del paese nuragico, una delle ultime roccaforti di opposizione degli antichi sardi contro la conquista dell’impero romano.
Costa orientale della Sardegna
SPIAGGIA di PORTO LISCIA, Palau
Baia di sabbia e dune delimitata dall’isola di Coluccia e da quella dei Gabbiani e con visuale sull’isola di Spargi.
La ricorrente presenza di vento l’ha resa una destinazione privilegiata da appassionati di funboard e kitesurf provenienti da tutta Europa. Si arriva seguendo l’indicazione «isola dei gabbiani» lungo la SS 133bis che porta da Palau a Santa Teresa.
Il lago del Flumendosa si insinua come un rettile tra colline e altopiani, sfiora profili ondeggianti con pecore al pascolo, boschi impenetrabili di querce e lecci, pareti scoscese di rocce scure infilandosi in anse profonde. È una Sardegna lontano dalle vie abituali in cui sperimentare la vera sorpresa dell esplorazione: un ambiente verde, di campi coltivati e macchia, cosparso di fiori sino alle acque cobalto dei laghi Mulargia, Flumendosa e Is Barrocus. Ci troviamo in un quadrilatero di territorio e acque dolci ai confini del Campidano, dentro alle regioni di Trexenta e Sarcidano, un outback isolano lontano poche decine di chilometri dal nucleo cittadino di Cagliari. Il litorale pare lontanissimo, ma non si rimpiange. In questo luogo si trovano monti consacrati alla Luna, foreste di menhir, nuraghe giganti dalle pietre color del fuoco, artigiani che parlano un idioma ignoto, uomini che arrivano a cent’anni e laghi, su cui da poco più di un anno si può navigare a bordo di battelli a pale come sul Mississippi.
A farsi venire l’idea della navigazione è stato una decina d’anni fa Sandro Bandinu. “A allora,>, racconta Sandro, «avevo un imbarcazione a Villasimius ed organizzavo escursioni al largo delle coste. Poi, un giorno giunsi sulle rive del lago Mulargia e rimasi estasiato dalla bellezza insolita di quel territorio. L:idea di realizzare crociere sui laghi anziché che sul mare venne alla luce così, in pochissimi minuti. Ma l’ esecuzione del progetto, quella è stata veramente lunga e disagevole. Il problema più grosso è stato procurarsi i permessi per far navigare i battelli per il trasporto passeggeri sulle acque di invasi artificiali come il Mulargia e il Flumendosa».
In tutta la Sardegna esistono 36 laghi, ma solo il lago Baratz, sulla Nurra, prossimo ad Alghero, è naturale; tutti gli altri sono artificiali e sono usati per la produzione energia elettrica e la raccolta di acque per irrigare campagne e paesi. La diga sul Flumendosa, alta 120 metri, era, all’epoca della sua costruzione negli Anni 50, una straordinaria opera di ingegneria, costruita utilizzando tecniche innovative in un luogo inospitale e sperduto in mezzo a monti, canyon e boscaglie. Numerose terre vennero espropriate per essere invase dalle acque attraverso un cataclisma controllato che cambiò l’asprezza originale delle forre di montagna, aggiungendovi limpidi laghi azzurri. Per navigarci, oramai i turisti giungono da tutta l’isola. Dai porti d’imbarco
~ di Siurgus, Donigala e di Villanovatulo, l’esperienza si prospetta entusiasmante: sul Mulargia in mezzo a panorami aperti sulle basse alture, sulle coste frastagliate e gli isolotti, inusuale sul Flumendosa, un crepaccio nella roccia, esteso 17 km e ampio meno di uno che pare piuttosto un fiume che un lago. I grossi catamarani procedono spinti da un meccanismo con grandi ruote a pala, in questo modo non si inquina.
Luigi Lauria aveva 74 anni ed è morto a 15 giorni dal fatidico taglio. Non doveva. Non doveva spegnersi due settimane prima del connubio più aspettato di Rotonda! Lui, il caporale storico dei «roccaioli», che partono di notte per arrampicarsi a Terranova a segare «a rocca» l’abete bianco più alto. Nessuno se l’è sentita di prendere il suo posto, nessuno quest’anno si è fregiato del titolo di «caporale». E scendendo verso il borgo con l’abete trascinato dalle coppie di buoi – innanzi le chianine toscane addobbate a festa e di dietro, a trainare come indemoniate, le povere podoliche lucane -, il nome di Luigi Lauria era declamato almeno quanto quello di sant’Antonio da Padova, il santo protettore della festività. Già, perché i «matrimoni degli alberi» (o «culti arborei», come li definiscono gli antropologi) possiedono veste cristiano e coscienza pagana. Si pregano le icone dei santi e si inneggia all’accoppiamento arboreo, antica strada per ottenere la fecondità. Si cantano gli inni sacri e ci si ubriaca sino a perdere conoscenza. Sacro e profano: si piange di malinconia e si ride ballando. Niente rappresenta meglio l’altra Lucania. Quella lontana dalle luci di Matera, quella che 50 anni orsono veniva chiamata “terra incognita» e che oggigiorno potremmo descrivere l’ultima vera frontiera d’Italia. Probabilmente è per questo che il London Times l’ha definita una delle 100 migliori destinazioni estive del 2008.
Costa occidentale
CALA SABINA, isola dell’Asinara
Mare limpido, sabbia bianca e fine, in questa insenatura protetta da contrafforti granitici a nord dell’Asinara,
isola la cui integrità è stata mantenuta da un divieto d’accesso durato in più di 100 anni. La spiaggia è l’unica all’interno del Parco Nazionale dove è permesso fermarsi
e fare il bagno. Per giungere si parte da Stintino
o Porto Torres, per la visita conviene affidarsi a guide autorizzate (info: Coop. Sinuaria, te!. 334.3451596).
SPIAGGIA PISCINAS, Arbus
Lontanissima dagli stereotipi della Costa Smeralda, è circondata da un autentico deserto di dune alte sino a 80 metri che si estende per circa 3 km quadrati. Si raggiunge dopo aver percorso 17 km di vie polverose attraverso l’area mineraria di Arbus e Montevecchio, dopo essere arrivati a Guspini percorrendo la SS 126.
CALA DOMestica, Buggerru
Come un merletto pregiato, decora la costa strapiombante di calcare metallifero della ‘costa sud occidentale. In mezzo a i ruderi di un porto minerario, si aprono due incantevoli baie, di recente usate come location di videoclip musicali e spot pubblicitari. Si raggiunge imboccando una biforcazione sulla destra dopo aver oltrepassato di pochissimi km Buggerru lungo la SP 83 che conduce a meridione.
ACQUA DURci, Domus de Maria
Lungo costa di sabbia e dune assieme a retrostanti stagni frequentati da fenicotteri. Nei giorni ventosi si popola di appassionati di surf e kitesurf. Si raggiunge imboccando Il prima bivio a sinistra
dopo Torre Chia lungo il tratto costiero della SS 195.
L’ area più selvaggia della Penisola è in parte la stessa raccontata da Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli, un po’ agreste e un po’ di montagna, l’unica a non possedere aeroporti, quella con meno chilometri di autostrade e con la densità dei abitanti minore (dopo la Valle d’Aosta). Un ambiente aspro, duro, laddove le greggi bloccano le vie di campagna e decine di remoli paesi del Pollino festeggiano strani matrimoni silvestri che hanno il sapore di sortilegio. Il più noto è ad Accettura, il cosiddetto “Maggio», ma sono quelli di Rotonda e Pietrapertosa, a metà giugno, i più autentici. Il canovaccio è il solito: gli emigrati a settentrione che giungono per la ricorrenza, l’ arrampicata ai boschi per segare il maschio e la femmina (a Rotonda sono un faggio, a pitu, e un abete, a rocca) e appresso i bivacchi all’aperto, la discesa alla cittadina, le bevute enormi e le balli al tempo della zampogna a canne corte, e da ultimo le veglie notturne, l’ innesto e l’ innalzamento dei nuovi sposi sulla piazza. “Ci restano un anno intero», mi spiega la guida Peppe Cosenza. «Rimangono lì a concedere fecondità a Rotonda».
Residenza e cuore del Parco nazionale del Pollino (il parco naturale più ampio d’Italia, abitato da lupi, caprioli, falchi ed aquile reali), 3.500 abitanti incastrati al confine con la Calabria, Rotonda è l’ adeguato luogo di partenza per muoversi alla scoperta della Basilicata nascosta, quella lontano dagli itinerari dei turisti, un territorio di boschi e faggeti e macchie inespIorate (Lucania proviene dal latino lucus, bosco). È assieme a Peppe Cosenza che ci troviamo a scoprire gli angoli reconditi del Pollino, ammirando l’incredibile pino loricato (giunto non si sa in che modo sino a noi direttamente dalla preistoria) o intravedendo al di là i pianori di Colle Impiso il lago degli Elefanti, definito in questo modo poichè in questo luogo tempo addietro hanno trovato i resti di un mammuth.
Le campagne arcadiche e le groppe tondeggianti delle colline tra Siurgus e Mandas rappresentano un collage di coltivi e pascoli. Siete appassionati di archeologia? Incuriositi da genetica, etnologia, antropologia, dagli enigmi di antiche civiltà? O sognate unicamente l’avventura? Ebbene, in questo luogo potete scovare quel che state cercando. A Goni si cammina nel mistero, lungo l’allineamento di menhir le tombe neolitiche di Pranu Mutteddu; a Senorbì la necropoli di monte Luna rammenta il periodo della occupazione punica con rinvenimenti d’ispirazione egizia come il serpente ureo e l’occhio di Horus. La Mater Mediterranea, una divinità femminile di 44 centimetri, ed il Miles Cornutus, un piccolo bronzo di guerriero con l’elmo e lunghe corna, ritrovati in queste campagne, propongono ancora una volta gli interrogativi sulla antica storia mediterranea, che continuano a Orroli, dinanzi al fascino ipnotico esercitato dalle possenti mura e dalle 5 torri rivestite di licheni rossi del nuraghe Arrubiu, coricato su un pianoro disseminato di macigni preistorici. Ad Orroli, casa Vargiu, un edificio padronale del 1500, è uno dei centri ispiratori del risveglio turistico della cittadina. Agostino e la madre Tonia ne hanno destinato una porzione a museo etnografico, e una porzione a ristorante in cui non solamente è possibile assaporare i piatti tipici ma perfino assistere alla preparazione delle ricette e alla cottura del pane nell’antico forno della casa. Un secondo motivo ha portato Orroli alla celebrità: la longevità degli abitanti, ultracentenari, il cui Dna è analizzato da équipe scientifiche di tutto il mondo. Il segreto dei centenari? Ve lo potranno mostrare loro stessi, grazie ai percorsi organizzati nell’ambito della proposta dell’associazione A Cent’annus, iniziato nel 2007 da un insieme di cinque giovani studentesse universitarie (info@viadeicentenari.it).
L’ALTA VALLE DEL GUSTO
L’oliva majatica di Ferrandina si coltiva lungo l’alta vallata dell’Agri e tra le colline argillose del Materano. Produce un eccellente olio extravergine, ma numerose olive vengono destinate ad essere infornate e divengono una ghiottoneria. Almeno due formaggi lucani rappresentano eccellenze assolute: il casieddu ed il caciocavallo ottenuto dal latte della vacca podolica, una razza autoctona che vive allo stato semibrado. Il casieddu ha un insolito sapore di menta: gli proviene dal rimanere conservato, solo per qualche minuto, in un involucro contenente un po’ di cosiddetta «erba gatta» o nepeta. Vere e proprie guide ai prodotti tipici lucani sono gli Atlanti della tavola, tre volumi pensati e scritti dallo chef Federico Valicenti (suo è uno dei ristoranti migliori della Basilicata, il Luna Rossa a Terranova di Pollino) assieme a Antonella Millarte ed Elisa Forte, editi dalla Provincia di Potenza: il primo è uscito nel 2007, il secondo nel 2008 e il terzo sarà pronto nel 2009 (sono gratuiti, info: assessorato.turismo@provinciapotenza. it). Una delle protagoniste assolute della gastronomia lucana è la melanzana rossa di Rotonda, simile a un enorme pomodoro, più piccante e saporita di quella classica. È un prodotto tutelato dal marchio Dop e coltivato tra Rotonda, Viggianello e Castelluccio. Lo chef Valicenti la serve fritta con crostini e peperoni, bollita con zucchero a fianco dei formaggi del Pollino, soffritta a pezzi con aceto, servita di contorno alle costine di maiale.
È seguendo a monte il corso del Salandrella che le brulle falesie attorno a Craco divengono un’altra cosa. Il torrente si restringe in gole strette e fonde, i calanchi iniziano a salire per trasformarsi via via in roccia solida, guglie sempre più verticali, picchi dall’aspetto alpina. Rappresentano le cosiddette Dolomiti Lucane, torrioni in arenaria antichi di 15 milioni di anni, le cui forme bizzarre lasciano certamente a bocca aperta. Ambiente naturale per rapaci di qualsiasi famiglia, le Dolomiti conservano tra le loro pieghe due gioielli architettonici, Castelmezzano e Pietrapertosa. Il primo, testualmente adagiato su un fianco delle Murge, è uno dei paesi più scenografici d’Italia e il sito americano Budgettravel. com (delle guide Frommer’s) azzarda persino un bizzarro record: è Il più bel luogo del pianeta in mezzo a quelli < Nella camera al piano terra dorme da settimane Domenico Fronti, l’archeologo che sta lavorando al restauro della fortezza. È assieme a lui che il giorno seguente salgo sino in vetta alla costa di San Martino. «Vedi questo buco nella roccia? Si osserva pure dal basso, probabilmente è da lui che prende il nome il paese», mi racconta. Ma da qua sopra non è l’origine del toponimo di Pietrapertosa ad affascinare di più. Seduti a fianco di quel che rimane dell’antica fortezza normanna, Il panorama spazia d’intorno per numerosi chilometri e il paesaggio è veramente bellissimo. Le valli a levante si rincorrono nel bagliore dell’alba e a mezzogiorno lo sguardo arriva sino al litorale di Metaponto. Furono i Greci a edificare questa cittadina, che offre la più bella visuale sulla Lucania selvaggia.
Vado dietro a Peppe e la sua vecchia Panda. Saliamo a Viggianello sovrastato dalla rocca sveva, con i suoi riti arborei di fine agosto. Successivamente su vie solitarie ci spostiamo a San Severino Lucano, che per il cielo terso e senza di inquinamento gli astrofili chiamano il «paese delle stelle». Qua d’inverno i cittadini partecipano numerosi all’uccisione del porco, l’evento più importante dell’anno. Giungiamo alla fine a Terranova, la vera "porta del Pollino», da dove si parte per le escursioni ai canyon, alle alte cime d’attorno e agli antichi fondali oceanici sconvolti dalle eruzioni dei vulcani. A 204 km da Potenza, Terranova è il Comune italiano più distante dal proprio capoluogo.
"Che cosa ci vado a fare?» Alla fine ha ragione Antonietta, 83 anni, uno degli ultimi cittadini di Tursi. Che cosa ci va a fare a Matera? È stata sufficiente quella volta di 60 anni addietro, quando dovette mettere al mondo il suo unico figlio. Da quella volta non si è più mossa dal proprio borgo, col centro storico (Rabatana) sopra un’altura di argilla che è un autentico capolavoro architettonico di origine araba. Sì, perché 1200 anni addietro, Bari era residenza di un emirato e testimonianze di insediamenti arabi sono ancora visibili a Tricarico e a Pietrapertosa. Ma è Tursi, questo insieme di muri diroccati, che emana il fascino maggiore, questo saliscendi di scale in pietra e angusti vicoli silenziosi, pressoché completamente lasciati a se stessi, se non fosse per qualche anziano che si arrampica per gli scalini col bastone e per un audace ristorante in vetta alla contrada, il Palazzo dei Poeti (uno di loro è probabilmente Albino Pierro, tursitano e più volte in odore di Nobel?). 40 km a nord del Pollino e ad una ventina dalla costa di Policoro, Tursi è incastonato in mezzo a due fiumi, il Sinni e l’Agri, le cui valli mantengono i paesaggi più brulli e lunari della Lucania. Sono i calanchi di Aliano, di Sant’Arcangelo, di Senise, primi avvertimenti di un inaridimento che avanza ineluttabile.
«Da qualsiasi parte non c’erano che burroni di argilla bianca», scriveva Carlo Levi riferendosi a Aliano, «sul quale gli edifici stavano come liberati nell’aria». Il medico scrittore vi rimase al confino dal 1935 al 1936 (egli la chiamava Gagliano) ed al giorno d’oggi, grazie al museo a lui dedicato, è possibile vedere i luoghi in cui ha vissuto.
Poco è cambiato da quei tempi ed è salendo sino in vetta al gruppo di case e affacciandosi al dirupo, quello grande dopo la curva verso sinistra, che vedrete di nuovo le medesime argille bianche, i precipizi, i paesaggi calanchivi e lunari descritti da Levi.
Niente è comparabile però alla bellezza introversa e metafisica di Craco, paese fantasma non lontano da Aliano, abbarbicato su una vetta a dominio del torrente Salandrella. Andarvi in automobile è di per sé una esplorazione, i panorami sui calanchi si susseguono costantemente, sinché non si parcheggia all’ombra delle alte mura e si inizia a passeggiare. Attenzione, Craco è deserto; i vicoli sono ricoperti di sterpaglia, le case in sasso per lo più rovinate e lo sono dal lontano 1963, quando il borgo venne evacuato con la forza a causa di una frana. Da quel tempo Craco si è bloccato, offrendo a chi la visita un viaggio nel tempo.
Come in una rara Pompei del Novecento.
La Costiera deve essere percorsa in orizzontale ed in verticale nello stesso tempo. Una croce d’acqua e di roccia. Altare decorato di limoni. L’ allegria è nella geografia. Cetara, Atrani, Maiori, Minori, Amalfi, Ravello, Conca dei Marini, Praiano, Positano: piuttosto che borghi rappresentano perle di un rosario, preghiere di un giorno d’aria. Questo diventa un itinerario di precisione, ci si sposta su carta millimetrata. La Costiera non è posto per i claustrofobici.
Piuttosto è certamente raccomandata a colui che patisce di agorafobia. In questo luogo non c’è paura di imbattersi in una piazza vasta. La piazza più famosa è quella di Amalfi, e più che una piazza è un punto di osservazione per guardare con meraviglia la gradinata e la straordinaria facciata della cattedrale. Gli occhi conducono una vita spericolata, movimenti velocissimi per rincorrere donne nordiche in vesti fruscianti, davanzali e ringhiere, strisce di smeraldo e dopo le case appoggiate sulla credenza della montagna come capre, come vasetti di confettura. Il mare e l’argilla, acqua e fuoco.
Monte trapunta, stuoia. Pergamena accartocciata dal cazzotto di un ciclope. Ammirando le terrazze amalfitane, Salvatore Quasimodo commentava: “Qui è il giardino che cerchiamo sempre ed inutilmente dopo i luoghi perfetti dell’infanzia”. A Ravello, dove non c’è mai puzzo di chiuso, i giardini affrescati sul palmo della mano rappresentano una festa di essenza e luce. Giardini belli, ma pure molto utili, se pensate al contributo fondamentale all’equilibrio idrogeologico dell area. Visitando la scogliera ben presto vi renderete conto che pressoché ciascuna famiglia ha la sua oasi di giallo citrino. L’intimità di questo albero con la esistenza della gente è testimoniata inoltre dal fatto che lo si ritrova pitturato nelle ceramiche dell area e incisivo in molti oggetti dell’artigianato.
Nelle giornate di fine inverno può essere molto piacevole visitare San Gimignano, una bellissima ed unica cittadina in provincia di Siena, una delle sue peculiarità è il suo aspetto medievale arricchito dalle numerose torri che risalgono all’epoca in cui San Gimignano si fregiava del titolo di “libero Comune”.
Le famiglie più in vista facevano a gara per chi costruiva la torre più alta, ancora oggi se ne possono ammirare moltissime all’interno delle sue mura. Le strade del paese sono costellate di bei palazzi , ed il turista potrà trovare il conforto di ottimi cibi e vini nei numerosi locali. Leggi il resto di questo articolo »
Chi non pensa di conoscere Venezia ?
Credo che al mondo non ci sia nessuno che ignori la sua esistenza, esistono però altrettanti stereotipi su questa città particolare, spesso quello che si dice è legato ad un’immagine prettamente turistica, principalmente quella del turismo mordi e fuggi, fatta di una navigazione sino a piazza San Marco e un giretto in quei quattro posti famosissimi e che conoscono tutti.
I più spericolati a volte si avventurano in una camminata dalla stazione fin alla solita piazza, magari riescono pure a veder qualcosa di diverso, però non si allontanano dal percorso quasi guidato, quello che i veneziani evitano come la peste.
I veneziani a questo tipo di visitatori appaiono scorbutici, scontrosi e magari pure un po’ rompiscatole, addiritture ingrati, in fondo i turisti portano loro dei bei soldoni …. Ma non portano solo quelli, portano anche confusione, sporcizia, superficialità .
Il mio rapporto personale con Venezia è stato, sino a pochi anni fa, un rapporto strano, la vedevo (come molti del resto) come una specie di museo a cielo aperto, una sorta di mummia incasinata, quasi una brutta copia di luna park per adulti.
Quelle due o tre volte che ci sono stato ho fatto più o meno quello che fan tutti, un giretto superficiale, la constatazione che tutto costa un occhio della testa e la fatica di camminare stretto in mezzo a migliaia di persone, tutte incanalate in un preciso itinerario e schiave di uno stereotipo comune.
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L’Italia è la nazione che detiene il maggior numero di siti inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità UNESCO (oltre quaranta siti) a testimonianza dell’accresciuta consapevolezza che, gli innumerevoli tesori artistici, architettonici e naturalistici italiani, devono essere salvaguardati e trasmessi alle generazioni future.
Sul sito di Archeologia vengono trattati numerosi argomenti correlati, appunto, all’archeologica, alla storia, al passato dell’uomo, tutto con termini ed esempi comprensibili anche dalla gente comune e non solo da tutti coloro che si occupano di archeologia solo per lavoro.
Oltre all’archeologia, altri argomenti trattati sono il turismo, la cultura e l’Italia in generale (dal divertimento alla burocrazia, dall’arte alla gastronomia).
Un sito particolarmente interessante in quanto, da sempre, l’archeologia ed i misteri del passato sono in grado di affascinare sia i grandi che i piccini.
La Toscana non ha certo bisogno di presentazione. Conosciuta in Italia e all’ estero conta migliaia di turisti in ogni stagione; Firenze, Pisa, Lucca e Siena sono le mete più ambite, ma esistono anche degli angoli della Toscana, meno conosciuti dal turismo di massa, che valgono sicuramente la pena di essere visitati.
Pistoia, ad esempio, è una cittadina di 90.000 abitanti con la sua bellissima Piazza della Sala e Piazza del Duomo, dove ogni anno viene tenuto il Pistoia Blues Festival, una kermesse di 3 giorni che vede sul palco del Duomo i migliori artisti blues mondiali.
Piazza del Duomo è il centro politico religioso di Pistoia; si affacciano in questa piazza, la Cattedrale, il Palazzo del Municipio ed il Tribunale.
All’ interno della Cattedrale è presente il Museo di San Zeno, dove è conservata la reliquia di San Jacopo, patrono di Pistoia.
Pistoia è famosissima per la musica, infatti è proprio qui che vengono costruiti i piatti per gli strumenti a percussione di tutto il mondo. Basti pensare che Puccini, Verdi e Mascagni, richiesero agli artigiani di Pistoia la creazione dei piatti.
Pistoia è anche arte con il meraviglioso Palazzo Rospigliosi, un palazzo ricco di sfarzo creato per Papa Clemente IX da Giulio Rospigliosi, cugino del Papa.
Il Salottino dei Quadri ha una collezione di oltre 50 tele tutte preziosissime e da ammirare. Molte stanze del palazzo hanno pareti rosso porpora, con arredi finissimi e affreschi da lasciare senza fiato.
A pochi chilometri da Pistoia troviamo Pescia, considerato il capoluogo della Valdinievole.
Attraversata dall’ omonimo fiume che divide la città , Pescia è ricca di chiese, vicoli e piazzette che rendono unica questa magnifica cittadina medievale.
Pescia è famosa soprattutto per il mercato dei fiori, che insieme a quello di San Remo, è uno dei mercati dei fiori più importanti a livello nazionale ed internazionale.
E’ possibile visitare il mercato dei fiori insieme al Giardino degli Agrumi, uno splendido parco con più di 200 varietà di agrumi.
A 10 minuti troviamo la bellissima Villa Garzoni, detta la casa dalle 100 finestre, nel suo parco troverete un teatro paesaggistico veramente di impatto, con trionfi e giochi d’acqua, piante ornamentali e dal 31 marzo 2007 la Butterfly House la casa delle Farfalle, seconda in Italia.
Per maggiori informazioni e per vedere ulteriori itinerari in Toscana inediti: www.holidaytuscany.it